venerdì, 16 marzo 2007, ore 18:04

Non mi era mai successo di interrompere la lettura di un libro per leggerne un'altro. Invece è successo pochi giorni fa. Si tratta di un volumetto intitolato "Allegro ma non troppo", l'autore è C.M.Cipolla, uno storico specializzato in storia economica.

Cipolla affronta con straordinaria lucidità due argomenti per certi versi molto interessanti:
- l'importanza delle spezie in relazione allo sviluppo economico del Medioevo,
- la stupidità umana.
Al primo impatto qualcuno potrebbe giudicarla una lettura piuttosto futile, ma solo i più distratti si faranno depistare da questa impressione. Infatti basta cominciare a leggere le prime righe per apprezzare fin da subito la straordinaria coerenza e l'umorismo di cui Cipolla è capace.

Ho apprezzato molto la parte in cui si affronta la stupidità umana, in particolare il tentativo di delineare il profilo della "stupidità" con un approccio tipicamente scientifico. La parte poi in cui si parla delle spezie e soprattutto del pepe quale segreto (per modo di dire) motore dello sviluppo e della crescita mi ha suscitato viva soddisfazione. Durante la lettura il sorriso non è mai scomparso dal mio viso e ciò mi ha fatto indubbiamente molto bene, dal momento che in questi giorni ho l'intero planetario che mi gira intorno.

Altro non voglio dire, perchè preferisco lasciare ai lettori la possibilità di godersi la lettura in pieno. Consiglio VIVAMENTE il libro a tutti, soprattutto perchè in un pomeriggio si legge per intero. Si tratta di un libro da leggere e rileggere a distanza di un po' di tempo, per rilassarsi e per sorridere un po'. Se ancora non si fosse capito, questa esperienza di lettura mi è piaciuta TANTISSIMO, desidero che anche chi mi legge partecipi di questa sensazione. Quindi: PROCURATEVI IL LIBRO!

Bye
moody83
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domenica, 25 febbraio 2007, ore 17:27

Sono tornato! Dopo ben cinque giorni di silenzio propinerò oggi ai miei lettori una nuova recensione.

Pochi giorni fa ho finito di leggere un libro davvero gradevole. Si intitola "L'enigma di Cartesio" ed è scritto da F.Serror e H.Saboga. I due sono entrambi laureati in Filosofia e questo influenza decisamente la trama del libro.
Per quanto riguarda la trama la storia è ambientata nella Parigi del 1648, molto curata risulta la descrizione della città e dei suoi abitanti: una caratteristica che conferisce alla storia una ricchezza particolare.
Il protagonista è naturalmente lo stesso Cartesio che viene coinvolto suo malgrado nelle indagini sull'omicidio di un nobile cavaliere. L'idea che uno studioso come lui si trovi invischiato in affari di questo genere può apparire discutibile ai più, ma gli autori sono stati abilissimi a mettere d'accordo la sua figura con gli eventi che lo coinvolgono. A Cartesio viene affiancata la figura di Gaetan, un giovane appassionato di filosofia e sfegatato fan di Cartesio, che ben presto conquista la fiducia del maestro.
La storia procede seguendo i progressi di Cartesio e Gaetan, impegnati dall'inizio alla fine a scoprire quale sia l'arma del delitto: un'arma che sulla scena del crimine non è stata trovata, ma dotata di grande potenza a giudicare dalle condizioni del corpo della vittima. Durante le indagini i due incontrano personaggi realmente esistiti e per gran parte conosciuti, come alcuni "colleghi" di Cartesio, il Duca François de Vendòme e il Cardinale Mazarino; non voglio dire altro per non svelare troppi particolari e per non rovinare al sorpresa a chi desiderasse leggere il libro.
Parallelamente al corso della storia principale vengono raccontate le vicende che coinvolgono due misteriosi figuri, un tracagnotto e un gigante (in senso figurato, ovviamente..) che dimostreranno la loro funzionalità al racconto solo alla fine.

Per concludere esprimo il mio giudizio sul libro. Come ho già detto l'ho gradito molto e la buona suddivisione in capitoli si è rivelata utilissima per conciliare l'attenzione necessaria a seguire la storia con i miei impegni. Ritengo che la cura per l'ambientazione e per la definizione anche psicologica dei personaggi conferisca grande spessore al libro, che comunque riesce ad essere sempre gradevole. Inoltre la stessa struttura della narrazione riserva al lettore un ruolo di protagonista esterno nella risoluzione dell'enigma; quest'ultima alla fine è di pertinenza del lettore e non dei protagonisti. Non si capisce cosa voglio dire? Dopo aver letto il libro capirete!

Consigliato a: TUTTI.

Bye
moody83
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venerdì, 09 febbraio 2007, ore 22:34

Ho da poco finito di leggere un altro bel libro, si intitola "Appunti di un giovane medico", M.A.Bulgakov. Ve ne parlo un po'.

Tanto per cominciare devo dire che è un libro che mi è piaciuto davvero molto, anche se ho la sensazione che non sia adatto a chi non studia o ha studiato Medicina. Infatti è una raccolta di episodi a quanto pare vissuti in prima persona dallo stesso Bulgakov, durante il periodo in cui ha lavorato come medico. Come tutti gli appunti che si si rispettino è scritto in prima persona, ma il protagonista porta un altro nome.

Come stavo dicendo le sue parole hanno una valenza particolare, che credo solo un medico o un aspirante tale possano apprezzare. Il protagonista si è appena laureato e come primo incarico gli viene affidata la dirigenza di un ospedale sperduto nella campagna russa. Ci tengo a dire che ai giorni nostri sarebbe un sogno avere un incarico del genere subito dopo la laurea, infatti per i miei contemporanei in genere c'è da aspettare almeno di compiere 45 anni prima di diventare dirigente di qualcosa; di primari trentenni non ne conosco, ma c'è anche da dire che la nostra organizzazione sanitaria è diversa da quella della Russia degli anni '20.
Fin dall'inizio mi sono identificato nella figura del protagonista neolaureato, che ha una preparazione basata essenzialmente su ciò che ha studiato sui libri (anche in passato si faceva poca pratica all'Università) e nutre i medesimi dubbi e incertezze che sono anche i miei. Nemmeno lui all'inizio è sicuro di dove mettere le mani, o di come condurre un intervento chirurgico; se la cava però egregiamente. Anche quando gli si presentano casi difficili riesce a cavarsela brillantemente, spesso non perchè sia esperto ma per fortuna. Esegue la sua prima amputazione sudando freddo, ma alla fine arriva a meritare l'ammirazione dei suoi infermieri, che di amputazioni erano già esperti. Pian piano riesce però ad acquisire quella sensibilità e quella capacità che da sole FANNO il medico. E' proprio questa crescita graduale che mi ha appagato di più.

La Medicina non è una materia che si può studiare sui libri e basta. Non è sufficiente conoscere tutte le malattie, come si presentano e come si curano, se non impari a RICONOSCERLE. Non serve a nulla sfogliare ogni sera l'atlante anatomico se mai hai presenziato ad almeno un'autopsia, che comunque non basta. Sembra incomprensibile, ma per fare il mio esempio le conoscenze che ho acquisito fino a questo momento sono indubbiamente notevoli, ma manca la pratica. Io sono in grado di parlare per almeno mezz'ora della tubercolosi (per fare un esempio) senza fermarmi un attimo: ma voi credete che se avessi dinanzi a me un uomo con questa malattia me ne accorgerei? Forse sì, ma io non ne sono così sicuro. Ho un bellissimo fonendoscopio a casa, ma su chi lo dovrei usare? Soprattutto quando, se dopo un esame devo prepararne subito un'altro? A noi studenti è permesso fare pratica in reparto, dove vogliamo (primario permettendo), ma il tempo dedicato a queste attività è rubato allo studio.

Questo post assomiglia sempre meno ad una recensione. Meglio così. Non sono un critico letterario. Devo concludere comunque, perchè comincio ad avere sonno, segnalo un capitolo di questo libro: il penultimo. Parla di un collega del protagonista che per superare la depressione e la fatica del lavoro finisce per diventare dipendente dalla morfina. E' un episodio carico di umanità e mi ha colpito molto.

Raccomando il libro ai miei amici che studiano Medicina, perchè spero riescano a provare le sensazioni che ho provato io.
Raccomando con riserva il libro a chi di Medicina non sa nulla e non vuole sapere nulla, perchè è un libro ben scritto e molto istruttivo per chi non conosce la materia. E soprattutto si legge in poco tempo.

Bye
moody83
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giovedì, 25 gennaio 2007, ore 21:53

Oggi parlerò dell'ultimo libro che ho letto, "La neve era sporca" di G.Simenon.
Il suo stile mi piace, anche se devo dire che spesso indugia su ritmi un po' troppo lenti ed è questa la unica critica che faccio; mi piace in particolare la sua capacità di approfondire il carattere dei personaggi più importanti.

L'ultimo romanzo che ho letto è tutto centrato sulla figura del protagonista, Frank Friedmaier, un ragazzo che ad appena diciannove anni già è corrotto profondamente nell'anima. E' inverno, c'è la neve e fa decisamente freddo, una guerra (la Seconda Mondiale) fa da sfondo ad una ambientazione decisamente opprimente, grigia. Fin dall'inizio si intuisce che la sua vita è segnata e che la sua fine è spaventosamente vicina. A quanto pare anche Frank lo sente, ma per il suo carattere sprezzante di tutto e di tutti non se ne cura, non ne è spaventato.
Frank è un ragazzo disposto a mentire, a tradire e ad uccidere per il solo gusto di sentirsi "iniziato alla vita". Frank sembra non avere moralità, non ci sono cose giuste o sbagliate per lui, è indifferente nei confronti del mondo che gli gira intorno e agisce di conseguenza. Nemmeno per un istante si sente colpevole e questo è il lato più drammatico del suo carattere; i "cattivi" dei film compiono i crimini più efferati, ma in fondo sanno di fare qualcosa di sbagliato e devono convivere con il peso (più o meno gravoso) di questo, lui no. Un vero "cattivo" può in casi eccezionali pentirsi, lui no.
Non ha affetti e non ne vuole, li rifiuta sdegnosamente; odia la madre quando si preoccupa di lui, odia le dipendenti di sua madre se provano compassione, odia il prossimo.
Frank è circondato da personaggi secondari che conservano almeno una scheggia di umanità, in tutti i sensi (positivi e negativi); Frank è un elemento estraneo fra loro, come una goccia di acqua in un bicchiere di olio. C'è un personaggio che per Frank spicca rispetto agli altri: Holst, il suo nome, che abita nel suo palazzo; Holst è l'unico che non reagisce nei suoi confronti, non parla e non lo guarda, non lo odia e non lo compatisce. Tale comportamento irrita oltre ogni limite Frank.
Nonostante Frank sia un alieno nei confronti del mondo che lo circonda c'è qualcuno disposto a concedergli amore e affetto, ma lui si sottrae costantemente anche rischiando di danneggiare seriamente la dignità altrui. Sua madre, ad esempio, ma soprattutto la fanciulla della porta accanto (Sissy), che come norma vuole finisce per innamorarsi di lui; una fanciulla onesta, ingenua e di famiglia povera: irrimediabilmente cotta del mascalzone di turno. Ma si sa, i mascalzoni hanno fascino. Una ragazza che viene gravemente ferita nell'animo da Frank.
Frank ha la salute, il denaro, l'amore: potrebbe essere felice. Ma la sua natura lo impedisce. E questa incapacità di cambiare lo accompagnerà finoall'esecuzione capitale: una pena che lui accoglie tutto sommato di buon grado.

Non so che giudizio dare a questo romanzo. Mi ha coinvolto, certo. Ma non credo di aver gradito molto il colpo di scena (ma nemmeno poi tanto) finale in cui Sissy va a trovare Frank detenuto e gli dichiara il suo amore. Nemmeno mi è piaciuto il fatto che alla fine Frank identifichi in Holst il padre che non ha mai avuto. Non mi è piaciuto! D'altra parte in un modo o nell'altro il romanzo doveva finire, mi viene da pensare. Però avrei gradito un finale diverso.
Ho riportato traccia della trama, se qualcuno si sentisse curioso di scoprire tutto il resto lo può anche fare. I libri vanno letti prima di giudicare. "La neve era sporca" è un libro che si può leggere senza timore di perdere il proprio tempo. Ma se si ha di meglio sotto mano...

Chiudo qui perchè comincio ad avere sonno.

Bye
moody83
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