lunedì, 14 dicembre 2009, ore 22:10

Dopo due settimane in cui ho avuto serie difficoltà a gestire la mia vita mi voglio riaffacciare sul mio giardino virtuale parlando dell'argomento di cui da ieri tutti parlano: l'offesa a Silvio. Volevo scrivere qualcosa già ieri, a caldo, ma non ce l'ho fatta.
Povero Tartaglia. Povero perché non dotato delle basilari capacità di rapportarsi agli altri, perché incapace di esprimere la propria opinione se non attraverso l'atto fisico: sia esso uno spintone, uno sputo o il lancio di un souvenir del Duomo di Milano. Tartaglia è compagno degli scalmanati che si ritrovano allo stadio a pestarsi ed a pestare, dei vandali che infrangono vetrine o incendiano cassonetti, dei prepotenti che guidano in maniera scorretta e provano a romperti lo specchietto se li mandi al diavolo. Ho sempre provato profondo disgusto per questa gente e non me ne vergogno.

D'altra parte questo spiacevole evento era prevedibile, considerando quello che si è detto e fatto negli ultimi tempi. Non si può negare che il livello del dibattito politico sia profondamente corrotto. Ricordo che ieri l'altro Silvio ha parlato del Presidente della Repubblica e della Consulta come membri dell'opposizione, nonché di voler cambiare la Costituzione per rimediare al problema (faccio notare l'abominio che si annida dietro queste ultime parole). Da tempo immemorabile Silvio manca di rispetto ai giudici, arrivando a dire che "Per fare il giudice bisogna essere malato di mente". Ricordo che Silvio ha dato di coglione a chi vota centrosinistra.
Dopo tutto qualche scalmanato incapace di esprimersi se non con la violenza doveva pur capitare in una posizione favorevole per commettere qualche sproposito. E' una questione di probabilità. 
Forse Silvio è stato un po' imprudente, questo mi sentirei di dire. Non è poi così difficile immaginare che qualcuno nutra invidia per il nostro premier, che fino ad oggi è riuscito a svicolare (sia per abilità che per possibilità economiche) alle domande dei giudici arrivando persino a promuovere (e varare) leggi che lo favoriscono spudoratamente. Silvio è riuscito ad ottenere la prescrizione per più di un reato. Silvio è un ottimo peccatore e nella cattolica Italia questo è indubbiamente un vanto.
Silvio è ricco, bello e con le palle (ipse dixit...); è un privilegiato e non fa niente per nasconderlo: ovvio che ci sia chi non lo sopporta e voglia pestarlo a sangue! Siamo esseri umani, le cui passioni possono pure sfociare in violenza. E' una certezza, deprecabile ma indubbia.
Silvio avrebbe dovuto stare più attento, anche perché non è la prima volta che qualcuno gli tira in testa qualcosa.

Spero solo che domani o qualche giornalista scriteriato non si proponga  qualche ardito paragone tra Silvio e Gandhi (no, Gandhi non è sopravvissuto..). Oppure tra Silvio e Reagan. O tra Silvio e Giovanni Paolo II. Ma anche questa è una tenue speranza, mentre è prevedibile che invece accada sul serio, facendo sì che la già pessima opinione che ho dei miei concittadini degradi ulteriormente. 

Ripeto che sono molto dispiaciuto per Silvio. Seriamente. Sono certo che non si sia meritato quell'aggressione, nonostante tutto quello che ha detto e fatto nonché quello che penso di lui. La violenza è degradante per gli esseri umani e io la condanno. Però un po' di cautela sarebbe stata più indicata, anche perché aveva appena rifatto il lifting.

Bye
moody83
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domenica, 09 agosto 2009, ore 20:40

Papa sans frontieres!

Siamo finalmente arrivati al succo di tutta la faccenda! Finalmente, dopo tanto girarci intorno, l'ha detto chiaro e tondo come la pensa su quei criminali degli atei. Se un giorno dovessi sparire almeno saprete dove andare a cercarmi. Tra la cenere di un imponente falò, forse; o magari in un fosso con il corpo sfondato da sante frustate... Chissà?

Sono loro l'incarnazione del male, loro che ritengono di poter fare a meno del dio di turno e dunque - Dio ci aiuti! - fanno in modo di sostituirsi a lui (al dio? o al Papa?). Il nichilismo dei giorni nostri, che quei puzzoni degli atei hanno sposato quale surrogato di una religione che non hanno (ma che necessariamente DEVONO avere), è lo stesso che pervadeva la gioventù nazista! Quella stessa gioventù che non solo ha ucciso milioni di ebrei, oppositori politici, omosessuali e altri poveracci, ma ha creato i campi di sterminio! Chissà, forse Ratzy ne avrebbe pensata una meglio. D'altra parte gli omosessuali sono oggi ancora un problema, mentre per i poveracci le campagne di dissuasione dall'uso dei preservativi sembrano fornire buone prospettive.

Basta sarcasmo. Il fatto è che il Nostro queste cose le ha dette davvero. Ha identificato nell'ateismo il male del secolo (dei secoli...) ed ha paragonato i nichilisti, che al giorno d'oggi è considerato sinonimo di atei, ai nazisti. Anzi no, a chi ha dato origine ai campi di sterminio... Quindi ai nazisti, ai comunisti ed ai fascisti. Forse non alludeva a questi ultimi, perché ce ne sono pure al Governo oggi.
Ma io non sono nichilista! Ammetto di essere un po' disgustato, di non vedere prospettive rosee davanti a me (in senso morale intendo) e qualche volta cedo alla tentazione di abbandonarmi alla rassegnazione... Non si può più?
Segnalo tre link, giusto per dimostrare che non racconto panzane:
www.lastampa.it/redazione/cmsSezioni/cronache/200908articoli/46241girata.asp
www.repubblica.it/2009/07/sezioni/esteri/benedetto-xvi-36/nichilismo-nazismo/nichilismo-nazismo.html
www.tg2.rai.it/default.asp

Devo ammettere che aspetto davvero con molta impazienza la dipartita dell'attuale Papa, non tanto perché pensi davvero che dopo di lui qualcosa migliorerà, ma solo perché vorrei tanto poter godere di quei pochi giorni in cui potrò serenamente illudermi che, sì, forse andrà meglio!

Bye
moody83
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domenica, 07 giugno 2009, ore 19:41

Oggi è una giornata speciale: ci sono le elezioni! Nel seguente post parlerò dell'idea che mi sono fatto in questi ultimi venti anni del cosiddetto diritto-dovere di voto, del significato e dell'importanza dello stesso. Parlerò di principi di democrazia, di Costituzione e di lealtà che ci lega al nostro Paese; mi preme dunque avvisare preventivamente i visitatori non interessati all'argomento ed assicurare loro che se preferiranno andare a strozzarsi con un maritozzo alla panna, a svolgere il nuovo quiz di Facebook "Che malattia proctologica sei?", a partecipare alla 24 ore di sesso estremo in programma oggi, o a prendere parte a qualsiasi altra rilassante attività domenicale... Io non me ne avrò a male! Andate pure, miei cari, vi voglio bene lo stesso e vi invito a tornare a visitarmi in un altro giorno.

Bye.

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Se ne sono andati? Bene.
Ai coraggiosi che hanno deciso di continuare a leggere questo post anticipo che il tema di cui parlerò oggi riguarda la piaga dell'astensionismo. Vorrei cominciare con la definizione di "diritto-dovere di voto", perché mi sembra fondamentale ai fini del discorso.
Purtroppo in Italia l'insegnamento dell'educazione civica non è previsto, lo sappiamo tutti e ho già segnalato il problema molti post fa. E' una indecenza che nella scuola dell'obbligo esista un'ora settimanale di religione e non una (se non di più) di Educazione Civica: i giovani vengono istruiti su come guadagnarsi un aldilà decente e non vengono educati ai principi di convivenza civile; i risultati sono sotto gli occhi di tutti.
Sicuramente è più sensibile al problema dell'ignoranza civica chi appartiene alla mia generazione, mentre devo dire che i miei genitori dimostrano una preparazione superiore: immagino che il motivo sia legato al fatto che ai loro tempi la Costituzione era ancora anagraficamente giovane, poi hanno visto le lotte studentesche, le conquiste sul diritto sul lavoro... A me non hanno mai spiegato cosa vuol dire diritto-dovere di voto, quello che so lo devo soltanto alla mia curiosità.

Il voto è un diritto dei cittadini, nel senso che ognuno ha la facoltà di prendere parte alla vita politica della nazione e di esprimere una preferenza su coloro che verranno chiamati a governarla. Nessuno può proibire ad un cittadino di esprimere tale preferenza e il valore del voto è lo stesso per tutti: non ci sono cittadini il cui voto valga di più o di meno. Inoltre il cittadino non deve essere ostacolato in questa sua funzione, ma al contrario deve essere agevolato; gli aspiranti alla guida del Paese devono farsi conoscere dai cittadini, esprimere un programma e rispondere ad eventuali domande: le campagne elettorali sono sponsorizzate della stesso Stato proprio a questo scopo; se il cittadino è disabile bisogna poi garantire l'assistenza necessaria a votare, un accompagnatore se è ipovedente o tetraplegico.

Il voto è anche un dovere, perché lo Stato ha bisogno dei cittadini e della loro espressione per esistere. La sovranità è del popolo, no? Se non c'è popolo non c'è Stato. I cittadini sono la fonte stessa del potere della Repubblica e da essi chi la governa riceve i mezzi per esercitarlo. I cittadini rispondono solo a se stessi e alle leggi che loro stessi hanno stabilito. Il perno su cui tutto gira sono i cittadini e questi ultimi non possono esimersi dall'esercitare un dovere come quello del voto, così come in una monarchia un re non può esimersi dall'occuparsi del regno: un re senza regno semplicemente... Non esiste! E' come un corpo senza testa, una bottiglia senza collo. Non ci si tira indietro da un dovere come quello del voto, nemmeno per la 24 ore di sesso estremo. Purtroppo. Se un cittadino si rompe una gamba mentre scende le scale per andare a votare può restare a casa, ma ci si aspetta almeno che sia ragionevolmente dispiaciuto.

Quindi il diritto-dovere di voto è: la facoltà di esprimere una opinione che si è tenuti ad avere e condividere con il resto della comunità. Credo che in questa definizione, nonostante le mie capacità comunicative non siano mai state eccelse, descriva abbastanza bene il significato.

L'evidente ed innegabile mediocrità dei politici italiani d'oggi non è dunque un motivo sufficiente per astenersi dal voto, che invece è una responsabilità propria di noi cittadini. Allo stesso modo non è accettabile disertare un referendum. Il motivo è piuttosto semplice, sebbene apparentemente deludente. La gente, ed io più di tutti a causa delle mie posizioni spesso integraliste, vorrebbe poter votare per candidati degni del significato latino del termine: onesti, capaci, belli, carismatici, ammirevoli e soprattutto con scarso interesse per il portafoglio (il nostro, s'intende!). Tutti vorremmo avere la possibilità di scegliere il meglio. Il problema è che non è possibile. Bisogna nostro malgrado scegliere ciò che si avvicina di più alle nostre aspettative, preferendo magari quelle qualità che riteniamo più importanti per svolgere un servizio pubblico e chiudendo un occhio su altre che lo sono meno. Questo non significa "accontentarsi" di quello che c'è, ma stabilire delle priorità. Si tratta di qualcosa che si impara crescendo, quando ad esempio si sceglie di regalare la nostra macchinina preferita all'amico del cuore. Priorità.
 
C'è qualcuno che se la sente di esprimere un'opinione in proposito?

Bye
moody83
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