domenica, 09 agosto 2009, ore 20:40
Papa sans frontieres!
Siamo finalmente arrivati al succo di tutta la faccenda! Finalmente, dopo tanto girarci intorno, l'ha detto chiaro e tondo come la pensa su quei criminali degli atei. Se un giorno dovessi sparire almeno saprete dove andare a cercarmi. Tra la cenere di un imponente falò, forse; o magari in un fosso con il corpo sfondato da sante frustate... Chissà?
Sono loro l'incarnazione del male, loro che ritengono di poter fare a meno del dio di turno e dunque -
Dio ci aiuti! - fanno in modo di sostituirsi a lui (al dio? o al Papa?). Il nichilismo dei giorni nostri, che quei puzzoni degli atei hanno sposato quale surrogato di una religione che non hanno (ma che
necessariamente DEVONO avere), è lo stesso che pervadeva la gioventù nazista! Quella stessa gioventù che non solo ha ucciso milioni di ebrei, oppositori politici, omosessuali e altri poveracci, ma ha creato i campi di sterminio! Chissà, forse Ratzy ne avrebbe pensata una meglio. D'altra parte gli omosessuali sono oggi ancora un problema, mentre per i poveracci le campagne di dissuasione dall'uso dei preservativi sembrano fornire buone prospettive.
Basta sarcasmo. Il fatto è che il Nostro queste cose le ha dette davvero. Ha identificato nell'ateismo il male del secolo (dei secoli...) ed ha paragonato i nichilisti, che al giorno d'oggi è considerato sinonimo di atei, ai nazisti. Anzi no, a chi ha dato origine ai campi di sterminio... Quindi ai nazisti, ai comunisti ed ai fascisti. Forse non alludeva a questi ultimi, perché ce ne sono pure al Governo oggi.
Ma io non sono nichilista! Ammetto di essere un po' disgustato, di non vedere prospettive rosee davanti a me (in senso morale intendo) e qualche volta cedo alla tentazione di abbandonarmi alla rassegnazione... Non si può più?
Segnalo tre link, giusto per dimostrare che non racconto panzane:
www.lastampa.it/redazione/cmsSezioni/cronache/200908articoli/46241girata.asp
www.repubblica.it/2009/07/sezioni/esteri/benedetto-xvi-36/nichilismo-nazismo/nichilismo-nazismo.html
www.tg2.rai.it/default.asp
Devo ammettere che aspetto davvero con molta impazienza la dipartita dell'attuale Papa, non tanto perché pensi davvero che dopo di lui qualcosa migliorerà, ma solo perché vorrei tanto poter godere di quei pochi giorni in cui potrò serenamente illudermi che, sì, forse andrà meglio!
Bye
moody83
domenica, 07 giugno 2009, ore 19:41
Oggi è una giornata speciale: ci sono le elezioni! Nel seguente post parlerò dell'idea che mi sono fatto in questi ultimi venti anni del cosiddetto diritto-dovere di voto, del significato e dell'importanza dello stesso. Parlerò di principi di democrazia, di Costituzione e di lealtà che ci lega al nostro Paese; mi preme dunque avvisare preventivamente i visitatori non interessati all'argomento ed assicurare loro che se preferiranno andare a strozzarsi con un maritozzo alla panna, a svolgere il nuovo quiz di Facebook "Che malattia proctologica sei?", a partecipare alla 24 ore di sesso estremo in programma oggi, o a prendere parte a qualsiasi altra rilassante attività domenicale... Io non me ne avrò a male! Andate pure, miei cari, vi voglio bene lo stesso e vi invito a tornare a visitarmi in un altro giorno.
Bye.
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Se ne sono andati? Bene.
Ai coraggiosi che hanno deciso di continuare a leggere questo post anticipo che il tema di cui parlerò oggi riguarda la piaga dell'astensionismo. Vorrei cominciare con la definizione di "diritto-dovere di voto", perché mi sembra fondamentale ai fini del discorso.
Purtroppo in Italia l'insegnamento dell'educazione civica non è previsto, lo sappiamo tutti e ho già segnalato il problema molti post fa. E' una indecenza che nella scuola dell'obbligo esista un'ora settimanale di religione e non una (se non di più) di Educazione Civica: i giovani vengono istruiti su come guadagnarsi un aldilà decente e non vengono educati ai principi di convivenza civile; i risultati sono sotto gli occhi di tutti.
Sicuramente è più sensibile al problema dell'ignoranza civica chi appartiene alla mia generazione, mentre devo dire che i miei genitori dimostrano una preparazione superiore: immagino che il motivo sia legato al fatto che ai loro tempi la Costituzione era ancora anagraficamente giovane, poi hanno visto le lotte studentesche, le conquiste sul diritto sul lavoro... A me non hanno mai spiegato cosa vuol dire diritto-dovere di voto, quello che so lo devo soltanto alla mia curiosità.
Il voto è un diritto dei cittadini, nel senso che ognuno ha la facoltà di prendere parte alla vita politica della nazione e di esprimere una preferenza su coloro che verranno chiamati a governarla. Nessuno può proibire ad un cittadino di esprimere tale preferenza e il valore del voto è lo stesso per tutti: non ci sono cittadini il cui voto valga di più o di meno. Inoltre il cittadino non deve essere ostacolato in questa sua funzione, ma al contrario deve essere agevolato; gli aspiranti alla guida del Paese devono farsi conoscere dai cittadini, esprimere un programma e rispondere ad eventuali domande: le campagne elettorali sono sponsorizzate della stesso Stato proprio a questo scopo; se il cittadino è disabile bisogna poi garantire l'assistenza necessaria a votare, un accompagnatore se è ipovedente o tetraplegico.
Il voto è anche un dovere, perché lo Stato ha bisogno dei cittadini e della loro espressione per esistere. La sovranità è del popolo, no? Se non c'è popolo non c'è Stato. I cittadini sono la fonte stessa del potere della Repubblica e da essi chi la governa riceve i mezzi per esercitarlo. I cittadini rispondono solo a se stessi e alle leggi che loro stessi hanno stabilito. Il perno su cui tutto gira sono i cittadini e questi ultimi non possono esimersi dall'esercitare un dovere come quello del voto, così come in una monarchia un re non può esimersi dall'occuparsi del regno: un re senza regno semplicemente... Non esiste! E' come un corpo senza testa, una bottiglia senza collo. Non ci si tira indietro da un dovere come quello del voto, nemmeno per la 24 ore di sesso estremo. Purtroppo. Se un cittadino si rompe una gamba mentre scende le scale per andare a votare può restare a casa, ma ci si aspetta almeno che sia ragionevolmente dispiaciuto.
Quindi il diritto-dovere di voto è: la facoltà di esprimere una opinione che si è tenuti ad avere e condividere con il resto della comunità. Credo che in questa definizione, nonostante le mie capacità comunicative non siano mai state eccelse, descriva abbastanza bene il significato.
L'evidente ed innegabile mediocrità dei politici italiani d'oggi non è dunque un motivo sufficiente per astenersi dal voto, che invece è una responsabilità propria di noi cittadini. Allo stesso modo non è accettabile disertare un referendum. Il motivo è piuttosto semplice, sebbene apparentemente deludente. La gente, ed io più di tutti a causa delle mie posizioni spesso integraliste, vorrebbe poter votare per candidati degni del significato latino del termine: onesti, capaci, belli, carismatici, ammirevoli e soprattutto con scarso interesse per il portafoglio (il nostro, s'intende!). Tutti vorremmo avere la possibilità di scegliere il meglio. Il problema è che non è possibile. Bisogna nostro malgrado scegliere ciò che si avvicina di più alle nostre aspettative, preferendo magari quelle qualità che riteniamo più importanti per svolgere un servizio pubblico e chiudendo un occhio su altre che lo sono meno. Questo non significa "accontentarsi" di quello che c'è, ma stabilire delle priorità. Si tratta di qualcosa che si impara crescendo, quando ad esempio si sceglie di regalare la nostra macchinina preferita all'amico del cuore. Priorità.
C'è qualcuno che se la sente di esprimere un'opinione in proposito?
Bye
moody83
sabato, 14 marzo 2009, ore 12:44
Ormai è chiaro! Il disegno di legge sul testamento biologico fino a ieri l'altro in discussione in Commissione Sanità diventerà legge nel giro di poco tempo. Il 18 Marzo è prevista la presentazione del disegno di legge in Parlamento e si prepara un periodo di scontri, dal momento che tale disegno di legge ha evidenti mancanze sia dal punto di vista etico che costituzionale. Non mi sono fidato dei mezzi convenzionali di informazione e ho cercato su Internet il testo del disegno di legge che oggi condivido con i miei lettori:
liberoblog.libero.it/attualita/testamento-biologico-bl8234.phtml
In questo post desidero mettere in chiaro quali sono i passaggi che non mi convincono.
Art 5, comma 6 "Alimentazione ed idratazione, nelle diverse forme in cui la scienza e la tecnica possono fornirle al paziente, sono forme di sostegno vitale e fisiologicamente finalizzate ad alleviare le sofferenze e non possono formare oggetto di Dichiarazione Anticipata di Trattamento."
Si tratta del famigerato passaggio in cui si afferma che alimentazione e idratazione forzate non sono trattamenti terapeutici ma "sostegno vitale". In Medicina i sondini nasogastrici e le PEG sono sottoposti a consenso informato al pari delle cannule in vena per somministrare farmaci o prelevare sangue: se un medico senza consenso mette un ago in vena ad un paziente commette una
lesione personale.
Art 6, comma 4 "
Salvo che il soggetto sia divenuto incapace, la Dichiarazione ha validità di tre anni, termine oltre il quale perde ogni efficacia. La dichiarazione anticipata di trattamento può essere indefinitamente rinnovata, con la forma prescritta nei commi precedenti."
Non capisco perché uno in buona salute debba andare ogni tre anni dal notaio a ribadire quanto precedentemente scritto e firmato, a meno che non abbia cambiato idea. Se qualcuno l'ha capito me lo spieghi per favore.
Art 8, comma 4 "
Nel caso in cui le dichiarazioni anticipate di trattamento non siano più corrispondenti agli sviluppi delle conoscenze tecnico-scientifiche e terapeutiche, il medico, sentito il fiduciario, può disattenderle, motivando la decisione nella cartella clinica."
La lingua italiana è precisa: il medico "sente" il fiduciario ed eventualmente può disattendere alle cosiddette DAT. Quindi il fiduciario è una specie di portavoce che può essere mandato a cogliere i fiori senza complimenti?
Art 8, comma 5 "
Nel caso di controversia tra fiduciario ed il medico curante, la questione è sottoposta alla valutazione di un collegio di medici: medico legale, neurofisiologo, neuroradiologo, medico curante e medico specialista della patologia, designati dalla direzione sanitaria della struttura di ricovero. Tale parere non è vincolante per il medico curante, il quale non sarà tenuto a porre in essere prestazioni contrarie alle sue convinzioni di carattere scientifico e deontologico."
Stesso discorso di sopra: se il medico curante autonomamente crede opportuno di fare un trattamento non solo può fregarsene del fiduciario, ma anche di un collegio di medici che viene convocato per motivi a me poco comprensibili: per chiacchierare amabilmente e prendersi un cappuccino tra amici?
Questi sono gli argomenti che mi hanno convinto di meno. Nel testo ci sono anche passaggi oggettivamente un po' nebulosi, come tutto l'articolo 9: non ho capito bene quando interviene l'autorità giudiziaria...
Il punto è questo: dal post si evince chiaramente che il medico viene messo in condizione di fare un po' come gli pare nei casi in cui l'assistito non sia in grado di rifiutare attivamente le terapie proposte. In ogni caso però se l'assistito non si alimenta, sia perché rifiuta il cibo sia perché non è cosciente, il medico gli può ficcare in corpo impunemente il sondino nasogastrico, dal momento che ogni terapia può essere rifiutata ma non l'alimentazione. Anzi, il medico DEVE farlo, se non vuole essere accusato di omicidio o di chissà cos'altro. A me pare contro la Costituzione (contro l'articolo 32 e secondo me anche contro il 3), contro il buon senso e contro qualsiasi carta dei diritti inviolabili dell'essere umano.
Mai come di questi tempi sento il desiderio di morire sul colpo. Possibilmente tra decine e decine di anni, ma sul colpo. Nessuno desidera finire dopo una lunga agonia, in fondo. Nessuno sano di mente, intendo.
Bye
moody83
lunedì, 09 marzo 2009, ore 22:50
Di questi tempi io non sentivo la necessità di una nuova forma di squadrismo, eppure a me queste cosiddette "ronde padane" danno proprio questa impressione. Non è previsto che i membri girino armati, ma anche uno stupido sa che un linciaggio si può fare anche a mani nude... Dopotutto: chi non ha in auto un buon cric di solido acciaio? Immagino che l'idea sia: "Cerca un poveraccio addormentato su una panchina, somministragli una buona dose di mazzate e... Vada a morì ammazzato altrove!"
Oggi va di moda la caccia al rumeno, immagino che la folla si rivolgerà prima verso di loro. Poi verrà il turno degli infedeli islamici, poi forse di quelli di colore, finalmente dei meridionali (e perché no?). E i cinesi poi? Me ne stavo dimenticando! A Prato c'è una bella riserva di caccia, basta stanarli dai capannoni di aziende italiane che li sfruttano e... Con tutte quelle rotonde che hanno fatto famosa quella città nel mondo... Basta una fionda!
No! Preferisco che dell'ordine pubblico si occupino gli agenti di polizia giudiziaria, non un branco di scalmanati il cui unico pensiero sia la caccia agli immigrati. C'è un motivo ben preciso per cui ai cittadini non è consentito di farsi giustizia da soli, c'è un motivo ben preciso per cui i cittadini non possono (se non in condizioni straordinarie) nemmeno arrestare un criminale in flagranza di reato. Chi non riesce a cogliere questi motivi è bene che si sforzi: garantisco che fa bene far funzionare il cervello.
Possibile che sia così difficile rendersi conto che il motivo per cui siamo in crisi economica, per cui il futuro ci sembra così precario, NON SONO GLI IMMIGRATI? Sono i nostri amministratori della cosa pubblica i veri responsabili della situazione! E noi che li abbiamo pervicacemente votati, siamo responsabili!
Questa gente, troppo presa a farsi leggi su misura per salvare imperi finanziari o troppo impegnata in stupide lotte di potere e spezzatini di partiti, come poteva rendersi conto che ci stavamo infilando in un pantano? A guardare la De Filippi e il Grande Fratello ci siamo distratti e appena messo piede fuori dal divano per cercare le pantofole ci siamo accorti di essere nella merda.
A quando iniziative serie?
moody83
venerdì, 06 febbraio 2009, ore 19:07
Oggi faccio un po' di informazione pubblica.
www.ansa.it/opencms/export/site/visualizza_fdg.html_876769583.html
Nel collegamento che ho pubblicato sopra si parla del decreto varato dal Consiglio dei Ministri volto a bloccare, con precisione chirurgica e come si dice "ad personam" (non si fanno le leggi sui casi particolari, di una sola persona!), i preparativi per fare in modo che la drammatica storia di Eluana Englaro arrivi alla sua giusta fine. Io non ho nessuna voglia di pronunciarmi sul caso, ho già espresso la mia opinione in merito e non voglio tornarci. Troppo ormai si è parlato di Eluana e dopo la sentenza della Cassazione è giusto che questo dramma torni alla sua dimensione legittima: quella familiare. E' una questione di rispetto delle persone: va bene perorare le proprie cause in pubblico quando si ritiene di avere ragione, ma si arriva sempre ad un punto in cui bisogna fermarsi, per decenza. Non è un segreto che negli ospedali i ricoverati in coma irreversibile vengano lasciati pietosamente andare, senza infierire con trattamenti inutili e buoni solo a prolungare una vita che non è più tale; queste cose però si fanno nell'ombra, mentre gli Englaro hanno avuto l'ardire di voler procedere alla luce del sole, pagando con sedici anni di sofferenze e di tribunali: questo succede agli Italiani che vogliono seguire la legge! Negli ultimi giorni poi i servizi di testa dei telegiornali sono puntualmente dedicati a questa dolorosa faccenda e non ho problemi ad affermare che mi sento nauseato. Aggiungerei anche che a ben guardare il problema è tutt'altro che religioso: il Vaticano tollera senza fare troppi proclami che le persone di cui sopra vengano "lasciate andare", purché senza clamori e senza pubblicità, mentre gli Englaro hanno fatto diventare il caso pubblico (l'hanno presentato nei tribunali) e il rischio che questo diventi un esempio per il futuro è evidentemente insopportabile per questa gente.
Sono nauseato dallo sfruttamento che di quel corpo si sta facendo per ribadire il principio secondo cui qualcuno in questo Paese ha diritto all'ultima parola sulle questioni morali. Provo ribrezzo a sentire cose come "La legge di Dio è superiore a quella dell'uomo", perché credo che sia il modo migliore per distruggere la società civile: la legge di Dio tutela chi ci crede, ma a me chi ci pensa? Quando la legge di Dio supera quella dell'uomo i terroristi si fanno esplodere in luoghi affollati, oppure accendono il fuoco sotto i piedi delle streghe.
Sono poi massimamente nauseato dalla vista di politici che per conquistare i cosiddetti voti cattolici non si facciano scrupolo di speculare su questo caso, mentre forse sarebbe sufficiente annunciare l'ennesimo taglio delle tasse per farli abboccare; forse potrebbe funzionare anche l'apertura della caccia all'immigrato con i forconi, ma su questo ho delle riserve: meglio di no.
In questi giorni ho l'impressione di assistere - qualcuno mi dica che non è vero, per favore - ad un abuso di potere bello e buono per ostacolare l'esecuzione di una sentenza ormai inappellabile. Sarebbe lecito se il Governo emanasse un decreto per scarcerare un rapinatore? No! Così come non è lecito che per bloccare una e una sola sentenza si sfruttino misure, come i decreti, dedicate a ben altri scopi. Il bello è che non lo dico io, lo dice lo stesso Presidente della Repubblica, a cui va riconosciuta la massima competenza in materia: sta lì proprio per questo, per giudicare se i tre poteri (legislativo, esecutivo e giudiziario) lavorano come si deve. Dirò di più, il Presidente della Repubblica ha mandato una lettera al Presidente del Consiglio (
www.repubblica.it/2009/02/sezioni/cronaca/eluana-englaro/testo-lettera/testo-lettera.html) per far notare che un decreto del genere si sarebbe rivelato PALESEMENTE incostituzionale, ma questo non ha fermato l'iter del decreto. Che gli hanno risposto dal Governo?
Si cambia la Costituzione, allora!!! (
http://tv.repubblica.it/dossier/eluana/eluana-scontro-berlusconi-colle/29114?video). Bella davvero come risposta!
Sbaglio a pensare che si tratti solo di un'azione di forza, in barba a tutte le regole di governo e di buon senso? No, non mi sbaglio. Le azioni di forza non devono esistere in uno Stato democratico, soprattutto quando violano palesemente la Costituzione, che (se qualcuno non lo sapesse) è l'unica vera legge che deve essere sempre rispettata e tutela tutti i cittadini, indipendentemente da sesso, razza, lingua, religione, opinioni politiche, condizioni personali e sociali (Art.3 della Costituzione). La Costituzione non si cambia per motivi di questo genere, per rispondere ad una esigenza PARTICOLARE (quella del caso Englaro).
Ecco perché sono preoccupato per il futuro.
Bye
moody83
venerdì, 26 settembre 2008, ore 11:34
Dal post precedente ho tratto un'idea carina per coinvolgere i lettori. La questione ecologica mi sta molto a cuore e nel mio piccolo vorrei fare qualcosa di più. Già io stesso metto in atto alcune soluzioni per ridurre il mio impatto ambientale. Ad esempio cerco di consumare meno benzina con la macchina, la uso meno e punto comunque a mantenere la media di consumo ai livelli più bassi. Ho le valvole termostatiche ai termosifoni e le ho settate in modo da mantenere la temperatura della stanza non più alta di 20°C. Cerco di risparmiare l'acqua. Queste sono le principali.
Propongo dunque un dibattito su questo tema. Ammetto di aver preso ispirazione dall'iniziativa che Google ha proposto per festeggiare il suo decimo anno di attività, ma al contrario io non metterò in palio un premio in denaro (
www.repubblica.it/2007/12/sezioni/scienza_e_tecnologia/google-7/premio-idee/premio-idee.html).
Vorrei che i lettori partecipassero in maniera diretta condividendo le loro idee per combattere un problema di carattere ecologico.
Un esempio, per essere più chiaro:
Per ridurre il traffico e il relativo inquinamento cittadino secondo me bisognerebbe...
I temi che possono essere affrontati sono l'inquinamento delle città, le fonti d'energia, la desertificazione e tutti quelli che i miei lettori, per definizione vispi e intelligenti, ritengono attinenti al problema.
Non chiedo strategie complesse e papiri superdettagliati con le percentuali arrotondate al centesimo. Chiedo solo idee (questo è d'obbligo) con una qualche attinenza alla realtà e con una qualche applicabilità. Nessuno mi venga a dire: "
Eliminiamo le auto private dalla città PUNTO" o "
Cominciamo a viaggiare a piedi o a cavallo" oppure "
Vestiamoci a strati plurimi per fare a meno del riscaldamento". Per risolvere davvero problemi come questi le soluzioni non sono mai facili.
Lascio piena libertà quanto alla "dimensione" della soluzione: vanno bene sia suggerimenti per comportamenti quotidiani, sia idee di più ampio respiro per problemi più complessi (es. il traffico o l'energia).
Invito i lettori, iscritti a Splinder o meno, a mandarmi un messaggio privato con oggetto "
Il mio modo di vivere in modo ecologico" e a firmarsi. Io pubblicherò le proposte in forma di post, uno per partecipante, con le tag "
Attualità" e "
Proposte per un mondo migliore" (pretenzioso, eh?).
moody83
sabato, 01 marzo 2008, ore 15:30
Stamattina è successa una coincidenza davvero curiosa. Mi sono svegliato al suono della sveglia, un evento veramente inconsueto in questi giorni di lieve disturbo del sonno, e ho potuto apprezzare la "TERRIBILE" scossa di terremoto delle 8.43 di cui oggi nei telegiornali hanno parlato diffusamente!
Per la verità al risveglio ero piuttosto confuso: in sogno stavo parlando in Inglese (veramente assurdo...) con un tizio ad una festa ed il discorso si stava facendo interessante quando la sveglia ha suonato. Così ci ho messo qualche secondo a realizzare che il letto non era proprio immobile, ma non gli ho dato molto peso perchè ampie aree corticali stavano ancora a prendere le giacche nel guardaroba della casa di Morfeo. Mi sono spostato in cucina per accendere la macchinetta del caffè e dopo poco sono stato raggiunto dalla mamma, che mi ha detto con il tipico tono da mamma: "Hai sentito la scossa di terremoto?" Mi sono svegliato proprio in quel momento e ho esclamato, continuando a sbocconcellare placidamente un muffin al cioccolato: "Ecco cos'era!" Poi è arrivata la telefonata preoccupata della nonna, che aveva appreso della faccenda al TG.
Durante il TGR dell'ora di pranzo ho visto tutti i servizi relativi alla "catastrofe scampata", con un volontario della Protezione Civile che raccontava, non senza una punta di spocchia da addetto ai lavori, di quanto bene "l'emergenza" era stata gestita da lui e dai suoi collaboratori. Betty Barsantini, l'anchorwoman del TGR, aveva invece l'aria di frizzante eccitazione degna di chi ha appreso che un meteorite non si schianterà più sulla Terra. In realtà si è trattato di scosse di massimo 4.2 di magnitudo: una discreta botta nel sedere all'epicentro, ma nulla di più; da come ne parlavano sembrava ci fosse stato uno tsunami mancato.
Comunque, se qualcuno non potesse trattenersi dal mandare generi di conforto ai terremotati, potete farmi recapitare un paio di quintali di cioccolata fondente: sono moooolto spaventato e saprò ringraziare.
Bye
moody83
lunedì, 19 marzo 2007, ore 22:00
C'è chi descrive un blog come uno specchio, che riflette l'immagine del blogger. Per altri invece è una maschera, che attraverso l'opportuna scelta di argomenti e di toni permette al blogger di apparire diverso da come è realmente. Per quanto mi riguarda devo ammettere che ogni volta che ho provato a mascherarmi il risultato finale è stato poco credibile, dunque ho rinunciato presto a travestimenti di ogni sorta.
In questo periodo ho trascurato un po' il mio blog perchè non ho avuto molta voglia di scrivere e soprattutto non ho trovato motivi validi di ispirazione. Qualche giorno fa però mi è capitato di discutere di un argomento di attualità e di etica professionale su cui forse troppo poco mi sono soffermato, nonostante sia stato a lungo sotto i riflettori della stampa e abbia funzionato da catalizzatore della cosiddetta "opinione pubblica". Di questo tema tratterò oggi e spero vivamente che ne nasca un confronto tra i lettori, che sicuramente hanno avuto modo di maturare un'opinione in merito. Chiedo clemenza fin da subito se in qualche passaggio il mio ragionamento apparirà superficiale o parziale, ma la difficoltà della materia potrebbe indurmi facilmente in errore.
Il post di oggi vede come protagonisti testamento biologico, significato della vita ed eutanasia. Questi tre attori sono legati strettamente l'uno all'altro, in quanto il primo affonda le proprie basi proprio nel significato che si attribuisce alla vita e la terza rappresenta uno degli strumenti per l'esecuzione di tale testamento. Nel discutere di questi temi si incorre molto spesso in terribili difficoltà e incomprensioni, ci si scontra e spesso viene voglia di lasciar perdere ogni confronto. Tali difficoltà sono dovute, a mio avviso, al fatto che il tema della morte e della sua eventuale anticipazione ci costringe a fare i conti con una delle nostre pulsioni più forti: l'istinto di conservazione, di noi stessi e della specie. Tale istinto è fondamentale, in noi come negli altri animali: senza di esso qualunque specie sarebbe destinata all'estinzione.
Risulta poi piuttosto curioso che se da una parte tale istinto ci fa provare sdegno all'idea di "morte prematura", dall'altra non risulta sufficientemente forte per farci pensare con serietà a problemi quali l'inquinamento o la deforestazione, anche se rappresentano anch'essi una possibile causa di morte prematura della specie o dell'individuo (es.tumori). Dove finisce l'istinto di conservazione, ad esempio, nei fumatori incalliti? Questi sono i grandi misteri della natura umana!
Tornando all'argomento del post, per poter discutere di eutanasia e testamento biologico introdurrò ora un altro elemento: la malattia. Spero non ci siano obiezioni se sostengo che tutta la discussione su questi due argomenti è nata in relazione alla loro eventuale applicazione ai malati di mali incurabili. C'è dunque differenza tra un malato del 1600 e uno del 2007? Secondo me sì. Nel 1600 una malattia poteva finire in due modi: con la morte o con la guarigione. Nel 2007, grazie alla tecnologia, un malato può in alcuni casi essere mantenuto in vita con l'ausilio di macchine, ad esempio un respiratore nel caso di Welby. Per chi non lo sapesse, Welby era affetto da distrofia muscolare progressiva, una malattia che colpisce i muscoli e ne impedisce il funzionamento; tra i muscoli colpiti ci possono anche essere quelli respiratori e tutti sanno che senza respirare si va poco lontano. Dunque, ricapitolando, un malato nel 2007 può: morire, guarire o sopravvivere per un tempo indeterminato grazie alla tecnologia, senza guarire e magari anche soffrendo per l'immobilità o per il dolore.
Lo scontro su questo argomento è naturalmente di carattere morale, che vede da una parte chi ritiene la vita come qualcosa a cui non si può assolutamente rinuciare, dal momento che sarebbe contro natura farlo; dunque qualunque mezzo esistente per prolungarla deve essere usato e sfruttato fino in fondo; la morte deve sopravvenire più tardi possibile, non importa come tale obiettivo viene conseguito: la vita è troppo preziosa, sempre e senza incertezze. Dall'altra parte invece c'è chi dice che alla vita si può rinunciare in particolari casi, anche se essenzialmente è contro natura; in caso ad esempio di malattie allo stadio terminale, senza prospettive di guarigione nè di ritorno ad un grado apprezzabile di autosufficienza, è accettabile accogliere il desiderio del malato che non riesce più a tollerare le sofferenze che la malattia gli provoca di chiudere i giochi in anticipo, possibilmente con meno sofferenza possibile. Quindi i primi considerano come prioritaria la "quantità" di vita, i secondi la "qualità"; è una semplificazione ma può servire per inquadrare meglio il problema. Questo confronto è ancora più tragico perchè a discutere su questi grandi temi ci sono persone sane, che spesso poco o nulla sanno sulla sofferenza e sulle privazioni che una grave malattia impone; d'altra parte non può essere altrimenti, perchè non ci si può aspettare che un uomo (o una donna, naturalmente) che soffre abbia tutta questa disponibilità a parlare e a scontrarsi con gli altri: per sostenere le proprie idee bisogna essere al massimo della forma! Inoltre sono proprio le persone sane che devono prendersi cura di chi è malato, di rado quest'ultimo combatte da solo ma al contrario viene aiutato da chi gli è più vicino: assistito e assistente sono legati a doppio filo.
A questo punto entra in scena il cosiddetto "diritto all'autodeterminazione", secondo cui, in parole povere, il malato è libero di scegliere se curarsi e se sottoporsi alle terapie suggerite dal medico. Dunque se il malato desidera tentare ogni strada per non arrendersi ad un destino crudele, lo può fare e la comunità lo deve aiutare. Se invece il malato ritiene di averne avuto abbastanza della sofferenza che ogni giorno è costretto a soffrire, in nome del rispetto della propria libertà di scelta ha la facoltà di opporsi al giudizio del medico e di rifiutare una terapia (ad esempio una terapia palliativa, che pur non curando permette di sopravvivere almeno temporaneamente).
Tale diritto però è per certi versi piuttosto astratto, perchè pur basandosi sul principio generale della libertà dell'individuo che in nessun caso può essere messo in discussione (almeno nella nostra società) di fatto non esiste una legge che lo tuteli. Sembra assurdo, ma è così. Se da una parte la legge tutela la vita e il rifiuto di aiutare un individuo in difficoltà viene punito (omissione di soccorso), dall'altra non c'è una norma dedicata che tuteli il malato che decide di non curarsi o di affrettare il momento del decesso.
Porto come esempio la vicenda di un'anziana signora che si era rifiutata di sottoporsi ad un intervento di amputazione della gamba; qualcuno dei miei lettori si ricorda che la notizia fu trasmessa nei telegiornali, che per un paio di giorni hanno parlato delle condizioni sempre più critiche della signora e delle difficoltà che la malata aveva trovato nel far accettare la sua scelta? I medici non volevano accettare la decisione per paura di ricorsi (per omicidio colposo o per omissione di soccorso, credo) della famiglia e il diritto all'autodeterminazione ha rischiato di essere violato, inoltre le chiacchiere che si sono fatte sulle condizioni sempre più gravi di questa signora sono un'insulto al diritto del malato di tenere per sè informazioni sulla propria salute: quando si è malati non è giusto avere anche gli occhi dell'opinione pubblica addosso. La signora è morta, ma la confusione che è stata fatta attorno a lei ha del vergognoso.
L'altra sera mi è stato detto anche che se uno tenta di suicidarsi e sopravvive, viene sottoposto a una terapia con psicofarmaci per prevenire la recidiva; era un po' tardi ed ero un po' stanco, spero proprio di aver capito male. Per un momento mi è sembrato che dietro questa terapia con psicofarmaci ci fosse un qualche significato punitivo: spero proprio di essermi sbagliato.
Chiudo qui il post perchè preferisco vedere come evolve la discussione nei commenti che mi auguro fioccheranno copiosi. Il tema è molto impegnativo e di sicuro non si esaurisce in quello che ho scritto io. Per concludere dichiaro, se non si fosse capito, che sono un sostenitore del diritto all'autodeterminazione senza interpretazioni: chi vuole vivere viva, chi non vuole faccia quello che gli pare; non riservo biasimo per nessuna delle due scelte perchè entrambe sono di pari dignità, per me.
moody83