Capitolo XI
Bluff
-Matto.
- Cosa?
- Scacco matto, papà.
Un salotto. Camino acceso. Divano. Scacchiera. Uomo con gli occhi sgranati.
- Hai imbrogliato.
Un maresciallo non perde a scacchi, si disse. Almeno non con sua figlia. Il nostro Piero Vandelli, anche in vestaglia e pantofole, la sera, dopo cena, un po’ spettinato, resta sempre un uomo che deve mantenere un certo contegno. Dignità e contegno. E’ un maresciallo, lui. E la divisa, in fondo, la indossa anche in pantofole.. ce l’ha nella testa.
-Senti Francesca,- cominciò con tono autoritario, ma addolcito da una punta di autoironia - a tredici anni è buona educazione perdere quando si gioca con i propri genitori. Specie a scacchi….
La guardò. Due occhi grandi, la bocca sottile modellata in un sorrisetto ironico, i riccioli biondi e ribelli domati da un fermaglio un po’ indeciso sul da farsi, visto che non avrebbe potuto ancora resistere a lungo, lì, aggrappato a quelle ciocche. Com’era dolce, la sua bambina. Ma dove diavolo aveva imparato a giocare così?
-Stai giocando con metà pezzi. Ti sei comportato come se avessi solo 6 o sette pezzi da usare. Io ne ho usati 16 e ho vinto.
-Mmh…. – mormorò pensoso..
-Non guardi tutta la scacchiera, guardi solo la parte che ti sembra più pericolosa. Anche prima, che hai fatto? Ti sei tanto preoccupato della mia Regina che ti minacciava il cavallo, e non ti sei neanche reso conto di quanti pedoni ti ho fregato. Guarda che
- Allora, non permetto alla mia bambina di insegnarmi, d’accordo? E adesso, fila a letto!
La ragazzina si alzò ridendo, e dopo aver schioccato un bacio sulla guancia mal rasata del padre, corse in camera e vociò un –Buonanotte!! – piuttosto divertito.
La mattina dopo, al commissariato, il Maresciallo Vandelli (con divisa, in tessuto e bottoni, s’intende, e tutto il resto) si sentiva pieno di nuova energia. Aveva ripensato a tutti i pezzi del caso Paola H. - diamine, i dettagli che aveva considerato inutili fino a ieri sera!- durante la notte, finché, all’improvviso, un’idea era spuntata fuori da chissà dove.
- Avete trovato la ragazza?
- Non ancora maresciallo. Supponiamo che..
-Preparatemi un mandato di perquisizione per la casa delle gemelle, e chiamatemi qui quel ragazzo.. Andrea Scarpi. Lo interroghiamo ufficialmente.
- Ma.. maresciallo non abbiamo ancora niente in mano per dire…
- Una ragazza, che è stata già segnalata alla polizia per rissa e resistenza a pubblico ufficiale, in cura da anni da uno dei più noti psichiatri di Berna, dopo la morte-violenta- della gemella ha un malore e poi scappa dall’ospedale in cui viene ricoverata. La fuga non può essere che un’ammissione di colpevolezza.
- Ma non sono elementi sufficienti per condannarla.
- Infatti, io non credo sia stata lei.
-………. Vuole un caffé?
- Giochi a scacchi, Federico?
-Qualche volta, maresciallo… perc..-
-Ecco, voglio solo far fuori un po’ di pedoni. Le partite si vincono usando tutti i pezzi, sai?
Il giovane aggrottò le sopracciglia, e gli fiorì sul volto un espressione sconcertata e confusa che non gli capitava da tempo di assumere. Quel espressione permase immodificata mentre lentamente si voltava, si avviava fuori dell’ufficio, e percorreva una buona metà del corridoio.
Andrea aspettava già da un’ora, seduto al tavolo di una stanza fredda e spoglia. Ticchettava le dita nervosamente, e si voltava spesso indietro verso la porta. Finalmente la porta si decise ad aprirsi.
-Maresciallo, credo che lei mi debba delle spiegazioni. Ho sempre collaborato con la giustizia e non vedo perché devo essere trattato in questo modo.
- Si sieda, Scarpi. In questa sede è lei che deve delle spiegazioni.
- A cosa si riferisce?
- Lei si è reso attivo complice della fuga di una pericolosa criminale. Come giustifica la fuga di Jasmine H. dall’ospedale di Castelrosso?
-Ma io non ero lì quando è fuggita! E poi, come ha detto? Pericolosa criminale? Ma come si permette…
- Dammi retta, ragazzo. Ti conviene confessare. Non ti rendere complice di un’assassina. La pena prevista è da tre a cinque anni di reclusione.
- Assassina, ma non è possibile. Lei non ha proprio ucciso nessuno, come potrebbe con la sua salute così cagionevole… perché avrebbe dovuto ..
- Aveva scoperto della tua relazione con la gemella vedendo per caso filmati che registravate quando stavate insieme, e durante una lite l’ha uccisa! Poi ha deciso di sbarazzarsi del corpo. Durante il ricovero in ospedale si è sentita in trappola e ha deciso di scappare, ma ha ammesso le sue colpe!!
- Un momento, io quei filmati li avevo fatti con Jasmine, non con Paola!! E solo perché potesse sfondare come aveva sempre meritato! Lei ha classe nella danza, ma oggi è solo l’immagine che conta!! Ma Jasmine non avrebbe mai potuto uccidere la sorella…Questo Mai!! Jasmin è una ragazza molto fragile, è sempre stata letteralmente soggiogata dalla sorella, umiliata e sottomessa, fin dai primi anni, ma lei ha sempre subito tutto senza fare niente! Se per una volta ha reagito e ha provocato quella rissa ne aveva tutte le ragioni, e poi si è addossata tutte le colpe!
- Colpe che poi TU la aiutavi a non scontare, come sempre!
-Non è vero!
-Come hai fatto quando è fuggita dall’ospedale!
-No!
- Come vuoi. Abbiamo un infermiere che faceva il turno di notte che lo giurerà davanti al giudice.
Andrea si prese la testa tra le mani e crollò sul tavolo.
-L’ho fatto per proteggerla. Aveva uno dei suoi soliti sogni ad occhi aperti. Così li chiamo io. Mi ha detto che se fosse rimasta lì l’avrebbero uccisa. Non l’avevo mai vista così disperata. Temevo si sarebbe tolta la vita. Fuori stava meglio. Ha chiamato anche il suo medico.. Adesso può dire al suo infermiere che se ne resti a casa, non ne avete più bisogno.
- Non c’è nessun infermiere.
-Cosa?
- Era un Bluff.
Fine Puntata
Sarò sempre con te
Scivolò fuori dalle lenzuola come fosse fatta di seta, senza il minimo rumore appoggiò i piedi sul pavimento. Si alzò in piedi stirando la lunga schiena esponendo la perfetta distesa delle vertebre della sua spina dorsale, come fossero tasti di pianoforte. La pelle nuda si concesse alla carezza profumata della prima luce del giorno proiettata a bande dalla veneziana posta in alto. Si avvicinò all’attaccapanni, prese la vestaglia, la infilò (manica sinistra, manica destra ,cintura attorno alla vita ) , si passò una mano tra i capelli ,aprì la porta, scese le scalette di legno fino al primo piano, attraversò il cucinotto, aprì la porta esterna. Lo fece così, con una delicatezza distillata , all’apparenza macchinalmente. Senza voltarsi. La casa era in ombra e quando schiuse la porta la luce ambrata sembrava voler esplodere al suo interno tanto traboccante era. Solo quando uscì fuori iniziò a respirare. Si sentiva meglio, molto meglio, come dopo aver scaricato l’elettricità di un temporale. Se non fosse stato per quello spettacolo che le si parava davanti avrebbe potuto anche concedersi di piangere, dopo tanto tempo. Ma la distesa di alberi che si incendiava nell’abbraccio del sole, aprendosi come un sipario a entrambi i lati della collinetta di sassi, la serpentina dei gradini di pietra che risaliva verso la casa dalla strada nascosta dal fogliame, e l’immenso specchio del lago che la guardava con gli occhi di suo padre la fecero recedere da quel pensiero. L’aria era tiepida e umida e carica di quegli odori del passato che la fecero ritornare bambina per un attimo. Quanto bastò per toglierle quella maschera di donna vissuta, dai lineamenti lisci e ben disegnati, ma in profondità scolpita dalle cicatrici dell’anima. E così Jasmine scese quei gradini di pietra, non tutti però, fino ad un certo punto.E si sedette. Il suo gradino preferito, quello in cui si sedeva sempre un tempo e da dove il bosco celava le colline in lontananza e l’acqua del lago allora non sembrava più rinchiusa , ma libera di essere un mare. Con una punta di amarezza scoprì di essere cresciuta in altezza, e adesso riusciva ancora a scorgere le colline. Anche quella si rivelava una illusione dell’infanzia, destinata ad infrangersi nella realtà , una volta divenuta adulta.
Come di improvviso Jasmine sentì qualcosa sfiorarle i capelli. Capì subito che era lei, ma non potè fare a meno di sobbalzare.
“Sei tu….”
“ Ciao Jasmine.Ti ho spaventato?”
“ No… è solo che…” Non poteva dimenticare quando le era apparsa all’improvviso alle spalle in biblioteca.
“ Lo so” Disse Lei come a leggerle nel pensiero
La ragazza si sedette sul gradino,accanto a Jasmine.
“ Non ho resistito, dovevo venire qui. Ne avevo troppo bisogno” Si affrettò a dire Jasmine come a volersi giustificare
“ Semmai dovrei giustificarmi io, la mia intrusione è del tutto inopportuna”
“ No, non ti preoccupare. In fondo hai praticamente costruito tu il Rifugio.. avrei dovuto dirtelo che sarei arrivata ma…”
“ è che…credevo che fossi in compagnia Ho visto che hai portato un uomo qui stanotte?”
“ Sì, lo conosci anche tu…”
“Sì… è molto carino, non trovi?”
“ Dorme ora. Non ho voluto svegliarlo, volevo godermi questo da sola” Disse eludendo la domanda. Non le era mai piaciuto parlare di uomini con lei.
“Attenta Jasmine, è un uomo di polizia, sei sicura di poterti fidare di lui?”
“ Voleva spiegazioni e glie le ho date Mi ha seguito fin qui, senza fiatare. È stato ad ascoltarmi quando gli ho parlato. Non gli ho detto tutto, non sono sicura di potermi fidare di lui, ma non gli ho raccontato bugie se è questo che vuoi sapere. Solo quanto basta perché lui si fidi di me”
“ Avrei voluto che ti fidassi più di me invece… ma sembravi sempre presa nella ricerca di qualcosa che non ti sarebbe mai appartenuto. Cinque anni fa, quando hai lasciato questo posto ci sono venuta ogni settimana, cercando di sistemarlo di tenerlo il meglio possibile…”
“ Il tuo tocco per l’estetica è sempre invidiabile. È veramente meraviglioso…” Ammise Jasmine in tono triste
“ Perché non ti fermi qui allora?” disse la ragazza illuminandosi “ Dove abbiamo sempre sognato, potremmo ricominciare tutto insieme, fare quel che ci eravamo promesse…”
Jasmine sospirò prima di rispondere “ Non posso, non posso. Ormai ho preso una strada che mi è difficile lasciare, forse le cattive compagnie, forse il mio lavoro, forse…. Oh, diamine! Voglio vivere la mia vita, è stato bello il tempo in cui eravamo inseparabili , e mi sembra un sogno essere tornata qui, ma… non è qui il mio posto. Mi illudevo credendo che i miei sogni potessero stare chiusi in una piccola casa su un lago, non ti offendere ma io…”
Si bloccò .Si accorse che la ragazza la stava fissando in maniera torva e triste
“ Dalle tue parole capisco che non sei pentita.” Disse la ragazza stringendo i pugni , tremante” Stai cercando invano Jasmine. Ma non hai scampo, ovunque andrai io sarò sempre con te, con le buone o con le cattive. Non puoi più fare a meno di me. È solo un Arrivederci.“ quindi si alzò e fece per andarsene.
“ Aspetta non andartene! Aspetta Paola!…”
Ma Paola non c’era più. Era svanita. Ma non dalla sua testa.
Jasmine ritornò bruscamente alla realtà capendo cosa le era successo, e, soprattutto,che le era successo di nuovo.
Tornò su per le scale col cuore che le batteva e la testa che le scoppiava. Non aveva funzionato, quella maledetta terapia non aveva avuto alcun effetto.Tornare in ospedale? No a che sarebbe servito? Ah, ma glielo avrebbe detto al dottor Lukes, ah se glie l’avrebbe detto! Gliel’avrebbe proprio fatta pagar... Schiumante di rabbia non si accorse di essere già giunta nella camera da letto. Lo vide sul letto , che si stava stropicciando gli occhi. Senza capire perché, la visione del suo volto le fece scivolare via tutta quella foga. Lo guardò con un sorriso malizioso e seducente.
“ Dottor Meyer, lei ha detto che mi avrebbe aiutato. Ora è tempo di tener fede a quella promessa.”
Mentre Vandelli si stava ancora scervellando su come Jasmine fosse riuscita a sparire dall’ospedale ( per non parlare di dove fosse andato a cacciarsi Hans) le cartelle che aveva richiesto giunsero sul suo tavolo. Aprì la prima:“ Paziente n°2546 J.H. Femmina, ospedale Psichiatrico di Berna, responsabile: Dott. Ruben Lukes”
Fine Puntata
Capitolo IX
Disegni di fumo
I disegni del fumo di una Marlboro accesa stavano ormai riempiendo la stanza. Ad Hans non piaceva fumare, ma era l’unica cosa che riusciva a liberargli la mente quel tanto che bastava per farlo pensare. Quell’area del bar era solitamente la più tranquilla, forse era l’ospedale a scoraggiare i fumatori. Ordinando, quasi controvoglia, una tazza di caffè alla giovane signorina del locale, si mise ad aspettare il maresciallo, come da stabilito. Era infatti compito suo parlare con Andrea per chiarire i dettagli dell’accaduto. Vandelli lo raggiunse poco dopo nella saletta.
“Proprio tu, dovresti sapere a cosa porta fumare…”
“Lascia perdere Piero. Troppe cose non tornano. Ti rendi conto che è svenuta perché non mangiava da giorni?!”
Piero si sbilanciò dalla sedia per lo stupore, guardando Hans con occhi increduli.
“Devi sapere Piero che il medico che ha visitato Jasmine è un mio vecchio collega e a parer suo la ragazza già da prima non aveva un buon regime alimentare. Il recente trauma che ha subito potrebbe averla portata al digiuno nonché allo svenimento. Cosa ne pensi?”
“Penso che adesso sia il mio turno di stupirti…” esclamò Vandelli risistemandosi sulla sedia. Dopo un istante di silenzio appoggiò i gomiti sul tavolo ed incrociò le mani sotto il mento.
Lo sguardo era fermo e deciso.
Parlando con Andrea aveva scoperto molte cose. Il bibliotecario e Jasmine erano amici di vecchia data, infatti quando Jasmine fu schedata anche lui era presente. Tutto nacque da una rissa fra le gemelle, che si estese fino a coinvolgere Andrea ed un suo amico, Ruben. Per risolvere la situazione fu necessario l’intervento delle forze dell’ordine. Il giovane qui si era turbato descrivendo i fatti, anche perché, evitando accuratamente di rivelare il motivo del litigio tra le sorelle, non aveva mancato invece di sottolineare come fosse stata Jasmine ad addossarsi tutte le colpe per non mettere in cattive acque la sorella. Andrea conosceva dunque Jasmine tanto quanto conosceva Paola, anche se per la prima sentiva sicuramente qualcosa di speciale, dettaglio che al maresciallo non era sfuggito. A tradirlo non furono soltanto gli sguardi persi, i sospiri o il modo in cui si comportava descrivendola: Vandelli ne ebbe la conferma quando Andrea confessò che in occasione di un compleanno delle gemelle aveva comprato a Jasmine la cavigliera che la ragazza non mancava mai di mettere da quel giorno, discriminando però Paola verso la quale non provava molta simpatia a causa della sua eccessiva estrosità.
Mentre il maresciallo raccontava, Hans, si accese un’altra sigaretta, nella speranza che il suo caffè si raffreddasse. Il fumo, spinto nell’aria, creò disegni tutt’intorno a lui, che fecero riaffiorare alla sua memoria l’immagine di quella sera, quando Jasmine entrò nella sua vita varcando quella soglia in cerca d’aiuto. L’immagine effimera della ragazza, quella sua femminilità esaltata da quella cavigliera che aveva catturato la sua attenzione per un attimo. Possibile?
“Piero!” esclamò Hans interrompendo il maresciallo “ricordi cavigliere nei video che avete esaminato?”
Dopo un attimo di esitazione per essere stato interrotto, l’amico si rivolse ad Hans che sembrava improvvisamente turbato da qualcosa.
“A dir la verità, ora che mi ci fai pensare, non ho notato nessun tipo particolare di accessorio addosso alla ragazza…solo una cosa, che mi era effettivamente sfuggita, aveva come un piccolo disegno sotto uno dei polsi”.
Fine puntata