giovedì, 30 agosto 2007, ore 23:07

Mi sono messo al computer perchè avevo in mente di scrivere un post nuovo. Ma ho visto un commento e ho dovuto rispondere. Poi ho fatto zapping tra i link dei blog che "controllo", avrei dovuto commentare su alcuni ma a quest'ora il cervello comincia a spegnersi. Forse lo farò domani. Mi sono dunque ricordato che il mio desiderio iniziale era scrivere un post. Ma ho la testa vuota.

Per la verità oggi pomeriggio mi è successa una cosa che mi ha fatto pensare "Appena torno ci faccio un post". Ma non mi ricordo quale fosse. Proverò a riassumere la mia giornata, sperando mi venga in mente.

Stamattina sono andato in giro con i miei per faccende di casa: ci sono da comprare delle luci per camera mia, tende perchè non ho più persiane... Insomma era necessaria la mia presenza.
1) Prima tappa: Quarrata. Dov'è? Dalle parti di Pistoia, di più non so. La località è ben nota a me e soprattutto ai miei per un episodio curioso. Mio padre ci ha lavorato per un periodo, quando ero piccolo (veramente piccolo... 4 anni circa) e spesso lo accompagnavamo io e la mamma; il motivo non lo so: ero piccolo! Chiederò. Insomma, in mezzo a Quarrata ci passa una strada molto trafficata e le macchine sfrecciano con una certa velocità; lo stesso era una ventina di anni fa. Le macchine mi sono sempre piaciute. Una volta ho aperto la pesante porta di un negozio e sono scappato in strada. In mezzo alla strada. Dove sfrecciavano le auto. Un tizio ha frenato in tempo e mi sono salvato. Ma la mamma poi ha ridotto la mia libertà di movimento.
2) Seconda tappa: Osmannoro. Si era fatta ora di pranzo e abbiamo pensato di andare pure all'Ikea, per risparmiare un viaggio che avremmo comunque duvuto fare a breve. Abbiamo acquistato un portaposate e un mobilino del bagno (carino), ma anche altre chincaglierie per la cucina. Abbiamo pranzato lì e io mi sono messo a seguire estatico il decollo e l'atterraggio degli aerei a Peretola. Spesso mi chiedo se il mio posto dovesse essere un cockpit d'aereo o una corsia d'ospedale: considerata la strada che ho intrapreso la risposta è la seconda opzione (la più opportuna); poi io volevo guidare i caccia, non gli aerei di linea!
3) Terza tappa: casa. Importante perchè negli ultimi 100 metri percorsi in macchina sono riuscito ad arrabbiarmi con padre e madre; per fortuna che non c'era il fratello grezzo. Poi la mamma ha rotto una delle chincaglierie e ci siamo accorti che il portaposate non ci sta nel cassetto. Che problema c'è? Si può cambiare. Purtroppo mio padre distratto ha lasciato lo scontrino nel carrello dell'Ikea, dove sicuramente tornerà più utile. Spero vivamente che non ci siano problemi con il mobilino del bagno.

La cosa di cui volevo parlare non mi è venuta in mente. Pazienza. Ho scritto qualcosa lo stesso.+

Bye
moody83
commenti (2)¦ commenti (2)(popup) ¦ Permalink ¦ categoria :

martedì, 28 agosto 2007, ore 22:54

Sono le 23.45 e prima di andare a dormire ho pensato di sbirciare fuori da una delle finestre di casa mia, verso sud.

E' notte di luna piena, sembra, o quasi. Non so. Di queste cose ci ho sempre capito poco. Poi non ho il calendario sotto mano.
Il cielo illuminato dalla luna di stanotte è affascinante. La luce accarezza una grande nuvola ad alta quota. Un cirro-cumulo? O un cumulo-nembo? Non so. Nemmeno questa è materia mia.

Il post finisce qui.

E' un tentativo di entrare in contatto con chi, stanotte e a quest'ora, come me ha sbirciato fuori dalla sua finestra cercando chissà cosa... e ha trovato la luna.

Bye
moody83
commenti (1)¦ commenti (1)(popup) ¦ Permalink ¦ categoria :

lunedì, 27 agosto 2007, ore 13:04

Capitolo XI

Bluff

-Matto.

- Cosa?

- Scacco matto, papà.

Un salotto. Camino acceso.  Divano.  Scacchiera. Uomo con gli occhi sgranati.

- Hai imbrogliato.

Un maresciallo non perde a scacchi, si disse. Almeno non con sua figlia. Il nostro Piero Vandelli,  anche in vestaglia e pantofole, la sera, dopo cena, un po’ spettinato,  resta sempre un uomo che deve mantenere un certo contegno. Dignità e contegno. E’ un maresciallo, lui. E la divisa, in fondo,  la indossa anche in pantofole.. ce l’ha  nella testa.

-Senti Francesca,- cominciò con tono autoritario, ma  addolcito da una punta di autoironia - a tredici anni è buona educazione perdere quando si gioca con i propri genitori. Specie a scacchi….

 La guardò. Due occhi grandi, la bocca sottile modellata in un sorrisetto  ironico, i riccioli biondi e ribelli domati da un fermaglio un po’ indeciso sul da farsi, visto che non avrebbe potuto ancora resistere a lungo, lì, aggrappato a quelle ciocche.  Com’era dolce, la sua bambina. Ma dove diavolo aveva imparato a giocare così?

-Stai giocando con metà pezzi. Ti sei comportato come se avessi solo 6 o sette pezzi da usare. Io ne ho usati 16 e ho vinto.

-Mmh….  – mormorò pensoso..

-Non guardi tutta la scacchiera, guardi solo la parte che ti sembra più pericolosa. Anche prima, che hai fatto? Ti sei tanto preoccupato della mia Regina che ti minacciava il cavallo, e non ti sei neanche reso  conto di quanti pedoni ti ho fregato. Guarda che la Regina, sarà anche il pezzo più divertente, ma senza gli altri non può niente. Le partite si vincono usando tutti i pezzi.

- Allora, non permetto alla mia bambina di insegnarmi, d’accordo? E adesso, fila a letto!

La ragazzina si alzò ridendo, e dopo aver schioccato un  bacio sulla guancia mal rasata del padre, corse in camera e vociò un –Buonanotte!! – piuttosto divertito.

 

La mattina dopo, al commissariato,  il Maresciallo Vandelli (con divisa, in tessuto e bottoni, s’intende, e tutto il resto) si sentiva pieno di nuova energia. Aveva ripensato a tutti i pezzi del caso Paola H. - diamine, i dettagli che aveva considerato inutili fino a ieri sera!- durante la notte, finché, all’improvviso, un’idea era spuntata fuori da chissà dove.

-          Avete trovato la ragazza?

-          Non ancora maresciallo. Supponiamo che..

-Preparatemi un mandato di perquisizione per la casa delle gemelle, e chiamatemi qui quel ragazzo.. Andrea Scarpi. Lo interroghiamo ufficialmente.

- Ma.. maresciallo non abbiamo ancora niente in mano per dire…

- Una ragazza, che è stata già segnalata alla polizia per rissa e resistenza a pubblico ufficiale,  in cura da anni da uno dei più noti psichiatri di Berna, dopo la morte-violenta- della gemella ha un malore e poi scappa dall’ospedale in cui viene ricoverata. La fuga non può essere che un’ammissione di colpevolezza.

- Ma non sono elementi sufficienti per condannarla.

- Infatti, io non credo sia stata lei.

-………. Vuole un caffé?

- Giochi a scacchi, Federico?

-Qualche volta, maresciallo… perc..-

-Ecco, voglio solo far fuori un po’ di pedoni. Le partite si vincono usando tutti i pezzi, sai?

Il giovane aggrottò le sopracciglia, e gli  fiorì sul volto un espressione sconcertata e confusa che non gli capitava da tempo di assumere. Quel espressione permase immodificata mentre lentamente si voltava, si avviava fuori dell’ufficio, e percorreva una buona metà del corridoio.

 

Andrea aspettava già da un’ora, seduto al tavolo di una stanza  fredda e spoglia. Ticchettava le dita nervosamente,  e si voltava spesso indietro verso la porta. Finalmente la porta  si decise ad  aprirsi.

-Maresciallo, credo che lei mi debba delle spiegazioni. Ho sempre collaborato con la giustizia  e non vedo perché devo essere trattato in questo modo.

- Si sieda, Scarpi. In questa sede è lei che deve delle spiegazioni.

- A cosa si riferisce?

- Lei si è reso attivo complice della fuga di una pericolosa criminale. Come giustifica la fuga di Jasmine H. dall’ospedale di Castelrosso?

-Ma io non ero lì quando è fuggita! E poi, come ha detto? Pericolosa criminale? Ma come si permette…

- Dammi retta, ragazzo. Ti conviene confessare. Non ti rendere complice di un’assassina. La pena prevista è da tre a cinque anni di reclusione.

- Assassina, ma non è possibile. Lei non ha proprio ucciso nessuno, come potrebbe con la sua salute così cagionevole… perché avrebbe dovuto ..

- Aveva scoperto della tua relazione con la gemella vedendo per caso filmati che registravate quando stavate insieme, e durante una lite l’ha uccisa! Poi ha deciso di sbarazzarsi del corpo. Durante il ricovero in ospedale si è sentita in trappola e ha deciso di scappare, ma ha ammesso le sue colpe!!

- Un momento, io quei filmati li avevo fatti con Jasmine, non con Paola!! E solo perché potesse sfondare come aveva sempre meritato! Lei ha classe nella danza, ma oggi è solo l’immagine che conta!! Ma Jasmine non avrebbe mai potuto uccidere la sorella…Questo Mai!! Jasmin è una ragazza molto fragile, è sempre stata letteralmente soggiogata dalla sorella, umiliata e sottomessa, fin dai primi anni, ma lei ha sempre subito tutto senza fare niente! Se per una volta ha reagito e ha provocato quella rissa  ne aveva tutte le ragioni, e poi si è  addossata tutte le colpe!

- Colpe che poi TU la aiutavi a non scontare, come sempre!

-Non è vero!

-Come hai fatto quando è fuggita dall’ospedale!

-No!

- Come vuoi. Abbiamo un infermiere che faceva il turno di notte che lo giurerà davanti al giudice.

Andrea si prese la testa tra le mani e crollò sul tavolo.

-L’ho fatto per proteggerla. Aveva uno dei suoi soliti sogni ad occhi aperti. Così li chiamo io. Mi ha detto che se fosse rimasta lì l’avrebbero uccisa. Non l’avevo mai vista così disperata. Temevo si sarebbe tolta la vita. Fuori stava meglio.  Ha chiamato anche il suo medico.. Adesso può dire al suo infermiere che se ne resti a casa, non ne avete più bisogno.

- Non c’è nessun infermiere.

-Cosa?

- Era un Bluff.

 

Fine Puntata

DottoressaEva

domenica, 26 agosto 2007, ore 22:23

Io continuo a non capire una cosa.

Come forse si è capito da quello che scrivo nel blog il mio carattere mi porta ad avere un umore altalenante: a volte mi sento rassegnatamente pessimista e pur senza abbattermi mastico amaro la cattiva sorte, altre volte invece sono preso dall'entusiasmo e mi sento ribollente di allegria. Ammetto che nel blog compare molto  (troppo...) spesso la mia vena rassegnata, mentre i momenti di entusiasmo pieno si realizzano in genere quando sono in compagnia. Invito chi mi frequenta personalmente a pronunciarsi su questo tema: di persona sono tendenzialmente positivo o negativo? Sospetto che il blog faccia emergere la mia vena "pallosa", in tal caso voglio assicurare i lettori che ce la metto tutta per evitare che succeda: a volte funziona e altre volte no.

Ieri ho trascorso tutta la giornata fuori casa, senza studiare. Sono andato a Vicchio a vendemmiare un po' di uva a casa di D., ho fatto il bagno in una piscina e l'acqua era GELIDA (il bello è che ci sono entrato in tuffo), sono uscito con D&D e nonostante un'avaria dell'auto di D. siamo riusciti lo stesso ad andare in un pub. Ho trascorso una giornata veramente piena e alla fine mi sono addormentato soddisfatto verso le 1.30. Stamattina mi sono svegliato alle 8.30 con umore decisamente positivo e pronto ad una giornata produttiva di studio.

MA...

MA...

MA...

Entro l'ora di pranzo mio padre prima, mia madre dopo e mio fratello alla fine (forse gli piace riservarsi il colpo di grazia...) sono riusciti a farmi arrabbiare profondamente. Dico "profondamente" e la parola deve essere interpretata alla lettera. Beh, loro sono in tre e questo cambia un po' le cose... Quando sono di cattivo umore studio naturalmente peggio e così anche oggi ho fatto una fatica esagerata a rimanere seduto alla scrivania. Mi sono ripreso poco fa, dopo cena, preparandomi qualcosa di sfizioso da mangiare.

Perchè? Non capisco questo. Io vorrei tanto sapere il motivo di tutto ciò. E' già difficile stare tutta la giornata a ripetere roba che ormai mi fa venire la nausea, poi ci si mettono questi accidenti che azzerano il buon umore quando c'è. Continuo a chiedermi: perchè?

I lettori non temano, però! Nonostante tutto stasera mi addormenterò sereno perchè sto leggendo un libro che ha catturato la mia attenzione. Quindi sono piuttosto contento. Adoro leggere prima di dormire e addormentarmi di sasso pochi secondi dopo aver poggiato il libro sul primo ripiano a tiro.

Il libro mi aspetta, dunque. Devo assolutamente andare. Prevedo una buona giornata per domani, lo sento. Subito dopo il risveglio metterò in pratica la tattica "firewall": non dare pretesti ai miei e a quel cavernicolo di mio fratello per farmi arrabbiare. Farò così e poi magari, alla prima occasione, lo racconterò sul blog se funzionerà, riportando tutti i particolari della strategia. Inoltre domani c'è la nuova puntata del racconto e anche per questo sono contento.

Bye
moody83
commenti (5)¦ commenti (5)(popup) ¦ Permalink ¦ categoria :

giovedì, 23 agosto 2007, ore 23:14

Stasera dedicherò a questo post 20 minuti. Poi devo assolutamente andare a dormire, o almeno a provarci. Infatti in queste ultime notti ho fatto fatica ad addormentarmi e la mattina mi sono quasi sempre svegliato con un discreto giramento di scatole. Ad esempio ieri sera mi sono rigirato nel letto per un'ora buona e sono stato assalito da un plotone di pensieri (che avrei dovuto scacciare...), stamattina avevo il muso lungo fino a terra. In compenso oggi pomeriggio ho studiato più del solito. "Delocalizzato" è la parola che uso di solito per descrivere questa condizione.

Sospetto che questo stato d'animo sia dovuto al mese di Settembre che incombe. Durante quei trenta giorni dovrò portare a termine ben due obiettivi in campo universitario (ne ho già parlato fino alla noia) e il premio in palio è grosso. Poi probabilmente mi troverò a dover fare una scelta importante, mi costerà molto comunque decida di comportarmi e tollererò le conseguenze con la determinazione di sempre. Tra l'altro dagli obiettivi universitari dipendono una sfilza di altri progetti che rischiano di sfumare. C'è dell'altro, ma non è il caso di parlarne: non ci si può aspettare che esponga tutti i fatti miei.

Per fortuna c'è il racconto a puntate. Per fortuna c'è qualcuno che legge ciò che scrivo. Per fortuna che Sabato andrò in Mugello a vendemmiare. Lunedì mi preoccuperò della prossima settimana.

I venti minuti sono scaduti. Per oggi mi fermo qui.

Bye
moody83
commenti (4)¦ commenti (4)(popup) ¦ Permalink ¦ categoria :

mercoledì, 22 agosto 2007, ore 13:02

Capitolo X

Sarò sempre con te

 

Scivolò fuori dalle lenzuola come fosse fatta di seta, senza il minimo rumore appoggiò i piedi sul pavimento. Si alzò in piedi stirando la lunga schiena esponendo la perfetta distesa delle vertebre della sua spina dorsale, come fossero tasti di pianoforte. La pelle nuda si concesse alla carezza profumata della prima luce del giorno proiettata a bande dalla veneziana posta in alto.  Si avvicinò all’attaccapanni, prese la vestaglia, la infilò (manica sinistra, manica destra ,cintura attorno alla vita ) , si passò una mano tra i capelli ,aprì la porta, scese le scalette di legno fino al primo piano, attraversò il cucinotto, aprì la porta esterna. Lo fece così, con una delicatezza distillata , all’apparenza macchinalmente. Senza voltarsi. La casa era in ombra e quando schiuse la porta la luce ambrata sembrava voler esplodere al suo interno tanto traboccante era. Solo quando uscì fuori iniziò a respirare. Si sentiva meglio, molto meglio, come dopo aver scaricato l’elettricità di un temporale. Se non fosse stato per quello spettacolo che le si parava davanti avrebbe potuto anche concedersi di piangere, dopo tanto tempo. Ma la distesa di alberi che si incendiava nell’abbraccio del sole, aprendosi come un sipario a entrambi i lati della collinetta di sassi, la serpentina dei gradini di pietra che risaliva verso la casa dalla strada nascosta dal fogliame, e l’immenso specchio del lago che la guardava con gli occhi di suo padre la fecero recedere da quel pensiero. L’aria era tiepida e umida e carica di quegli odori del passato che la fecero ritornare bambina per un attimo. Quanto bastò per toglierle quella maschera di donna vissuta, dai lineamenti lisci e ben disegnati, ma in profondità scolpita dalle cicatrici dell’anima. E così Jasmine scese quei gradini di pietra, non tutti però, fino ad un certo punto.E si sedette. Il suo gradino preferito, quello in cui si sedeva sempre un tempo e da dove il bosco celava le colline in lontananza e l’acqua del lago allora non sembrava più rinchiusa , ma libera di essere un mare. Con una punta di amarezza scoprì di essere cresciuta in altezza, e adesso riusciva ancora a scorgere le colline. Anche quella si rivelava una illusione dell’infanzia, destinata ad infrangersi nella realtà , una volta divenuta adulta.

Come di improvviso Jasmine sentì qualcosa sfiorarle i capelli. Capì subito che era lei, ma non potè fare a meno di sobbalzare.

“Sei tu….”

“ Ciao Jasmine.Ti ho spaventato?”

“ No… è solo che…” Non poteva dimenticare quando le era apparsa all’improvviso alle spalle in biblioteca.

“ Lo so” Disse Lei come a leggerle nel pensiero

La ragazza si sedette sul gradino,accanto a Jasmine.

“ Non ho resistito, dovevo venire qui. Ne avevo troppo bisogno” Si affrettò a dire Jasmine come a volersi giustificare

“ Semmai dovrei giustificarmi io, la mia intrusione è del tutto inopportuna”

“ No, non ti preoccupare. In fondo hai praticamente costruito tu il Rifugio.. avrei dovuto dirtelo che sarei arrivata ma…”

“ è che…credevo che fossi in compagnia Ho visto che hai portato un uomo qui stanotte?”

“ Sì, lo conosci anche tu…”

“Sì… è molto carino, non trovi?”

“ Dorme ora. Non ho voluto svegliarlo, volevo godermi questo da sola” Disse eludendo la domanda. Non le era mai piaciuto parlare di uomini con lei.

“Attenta Jasmine, è un uomo di polizia, sei sicura di poterti fidare di lui?”

“ Voleva spiegazioni e glie le ho date Mi ha seguito fin qui, senza fiatare. È stato ad ascoltarmi quando gli ho parlato. Non gli ho detto tutto, non sono sicura di potermi fidare di lui, ma non gli ho raccontato bugie se è questo che vuoi sapere. Solo quanto basta perché lui si fidi di me”

“ Avrei voluto che ti fidassi più di me invece… ma sembravi sempre presa nella ricerca di qualcosa che non ti sarebbe mai appartenuto. Cinque anni fa, quando hai lasciato questo posto ci sono venuta ogni settimana, cercando di sistemarlo di tenerlo il meglio possibile…”

  Il tuo tocco per l’estetica è sempre invidiabile. È veramente meraviglioso…” Ammise Jasmine in tono triste

“ Perché non ti fermi qui allora?” disse la ragazza illuminandosi “ Dove abbiamo sempre sognato, potremmo ricominciare tutto insieme, fare quel che ci eravamo promesse…”

Jasmine sospirò prima di rispondere “ Non posso, non posso.  Ormai ho preso una strada che mi è difficile lasciare,  forse le cattive compagnie, forse il mio lavoro, forse…. Oh, diamine! Voglio vivere la mia vita, è stato bello il tempo in cui eravamo inseparabili , e mi sembra un sogno essere tornata qui, ma… non è qui il mio posto. Mi illudevo credendo che i miei sogni potessero stare chiusi in una piccola casa su un lago,  non ti offendere ma io…”

Si bloccò .Si accorse che la ragazza la stava fissando in maniera torva e triste

“ Dalle tue parole capisco che non sei pentita.” Disse la ragazza stringendo i pugni , tremante” Stai cercando invano Jasmine. Ma non hai scampo, ovunque andrai io sarò sempre con te, con le buone o con le cattive. Non puoi più fare a meno di me. È solo un Arrivederci.“ quindi si alzò e fece per andarsene.

“ Aspetta non andartene! Aspetta Paola!…”

Ma Paola non c’era più. Era svanita. Ma non dalla sua testa.

Jasmine ritornò bruscamente alla realtà capendo cosa le era successo, e, soprattutto,che le era successo di nuovo.

 Tornò su per le scale col cuore che le batteva e la testa che le scoppiava. Non aveva funzionato, quella maledetta terapia non aveva avuto alcun effetto.Tornare in ospedale? No a che sarebbe servito? Ah, ma glielo avrebbe detto al dottor Lukes, ah se glie l’avrebbe detto! Gliel’avrebbe proprio fatta pagar... Schiumante di rabbia non si accorse di essere già giunta nella camera da letto. Lo vide sul letto , che si stava stropicciando gli occhi. Senza capire perché, la visione del suo volto le fece scivolare via tutta quella foga. Lo guardò con un sorriso malizioso e seducente.

“ Dottor Meyer, lei ha detto che mi avrebbe aiutato. Ora è tempo di tener fede a quella promessa.”

 

Mentre Vandelli si stava ancora scervellando su come Jasmine fosse riuscita a sparire dall’ospedale ( per non parlare di dove fosse andato a cacciarsi Hans) le cartelle che aveva richiesto giunsero sul suo tavolo. Aprì la prima:“ Paziente n°2546  J.H. Femmina, ospedale Psichiatrico di Berna, responsabile: Dott. Ruben Lukes

Fine Puntata

MorganVenner

martedì, 21 agosto 2007, ore 23:17

In questi giorni si legge sul giornale di una iniziativa bizzarra. Un tizio evidentemente infermo, con capelli brizzolati e fazzoletto verde al collo, sobbilla i suoi compaesani amanti di taleggio per una manifestazione di protesta. Non li chiama ad una protesta di piazza, nè ad incrociare le braccia sul posto di lavoro. No. Li chiama ad una dimostrazione decisamente insolita...

Lo sciopero fiscale!


Uhm...
Mumble mumble...

E che è?
Dalle voci che ho sentito la protesta si articola più o meno così: la gente arrabbiata col Governo mette sotto chiave il portafoglio e dice che dall'anno prossimo si asterrà dal pagare le tasse. Mi sono stupito di non vedere tra le pagine di cronaca nera la notizia del suicidio di massa dei commercialisti padani.
Sulle prime l'idea di uno sciopero fiscale mi ha fatto sorridere. Poi ci ho pensato un attimo. E mi sono preoccupato. Questa proposta non è una forma originale di protesta. E' piuttosto qualcosa di contrario alla moralità pubblica.

Non ho nulla in contrario nei confronti del diritto di protestare contro il Governo. Giusto e sacrosanto. Le lavate di capo ai politici difficilmente sono inopportune, perchè chi comanda si deve fare sentire di quando in quando per essere servito adeguatamente dai suoi dipendenti (parlamentari, ministri, ecc...). Io protesterei anche contro le due Camere riunite, perchè ci sono diverse cose che non mi vanno giù. Intendo sorvolare sui particolari perchè voglio lasciare fuori dal mio blog qualsiasi sfumatura politica. Questo sciopero fiscale non è una questione di politica, ma di coscienza sociale.

Le tasse non sono amate da nessuno. Soprattutto quando non si capisce chiaramente che fine fanno questi soldi. Quando vai a comprare un chilo di mele, dopo averle pagate ti resta comunque in mano una busta di un chilo: vedi quello che hai comprato e ti rassegni al fatto che hai speso ben due euro. Spendere migliaia di euro e realizzare che dall'Agenzia delle Entrate non ti arriverà nemmeno un cestino di Natale... Psicologicamente brucia! Non ho dubbi.
Poi però non si fa sufficiente attenzione a tante altre cose. Le strade su cui viaggiamo in macchina, per esempio: è possibile che capiti di prendere una buca, ma in genere si viaggia abbastanza bene. Se ci si rompe una gamba si può andare al Pronto Soccorso senza che ti dicano "Sei assicurato? No? Quella è la porta!". Negli Stati Uniti (visto che siamo in tema) si spendono decine di migliaia di dollari per la retta annuale ad alcune Università, in Italia si spende molto molto meno per avere una preparazione tutto sommato accettabile.
In realtà la situazione non è affatto così rosea come l'ho dipinta io. L'esempio del Pronto Soccorso, per esempio, stride un po' con la realtà. Ci sono ancora ospedali in Italia dove le cose non si fanno per bene e allora sono guai. Per questo è giusto protestare e infuriarsi, io sono in prima linea. So che ci sono città che a differenza di Firenze versano in condizioni disastrose e ci sia molto da arrabbiarsi con le amministrazioni.

Da che mondo è mondo lo Stato, di cui il cittadino E' PARTE (qualcuno si ostina ancora a vederlo diverso da sè), deve sostentarsi per sopravvivere. Le tasse sono il mezzo che viene usato per questo scopo. Non si può immaginare che tutti gli apparati necessari a governare 57 milioni di cittadini si sostentino grazie ad un qualche fenomeno trascendentale che escluda le tasse. Dunque uno sciopero fiscale non ha legittimità in uno Stato come l'Italia. Non ha legittimità in uno Stato che aspiri ad essere tale.

Se i cittadini non sono contenti di come viene amministrata la ricchezza pubblica non possono decidere di "chiudere i rubinetti", il loro potere è nel voto e nelle manifestazioni di piazza. Punto. Le regole democratiche sono queste: gli elettori votano e si lamentano se le cose non vanno bene, i cosiddetti eletti devono riuscire a tenerli contenti e a mantenere in piedi lo Stato. Il lavoro degli eletti è molto difficile, certo, ma la loro funzione è quella!
"Tanto sono tutti uguali, da una parte e dall'altra!" è il motto preferito di chi vorrebbe vivere in un mondo in cui tutto è perfetto (dal suo punto di vista), ma non ha voglia di impegnarsi per la realizzazione di questo sogno. In Parlamento ci sono corrotti, delinquenti o incapaci? La colpa purtroppo è di chi li ha votati, non si scappa! Se molti Italiani in prossimità delle elezioni hanno trascurato che alcuni candidati avevano, tanto per dire, trascorsi mafiosi e poi li hanno votati (o alle ultime elezioni hanno votato per il loro partito), la colpa è solo loro. Per non parlare poi di quei casi in cui questi loschi figuri sono stati addirittura rieletti: va bene sbagliare, ma perseverare è inaccettabile. Ho sentito anche in Commissione Antimafia ci sono personaggi che con la mafia (giammai userò per questa parola la maiuscola!) hanno avuto a che fare... dalla parte dei disonesti!

Non mi ricordo chi ha detto "Ogni popolo ha i governanti che si merita" o qualcosa del genere. Forse è il caso che questo popolo, se crede di meritarsi rappresentanti migliori, decida di dimostrarlo con i fatti. Facciamo capire ai nostri rappresentanti in Parlamento che siamo incazzati, loro si adegueranno, GARANTITO. Facciamo capire che alle prossime elezioni vogliamo candidati onesti e con voglia di lavorare duro! Facciamo capire che i cittadini non hanno più voglia di accontentarsi di quello che passa il convento. Lasciando da parte magari idee idiote come lo sciopero fiscale.

So benissimo di non aver esaurito l'argomento, ma si sta facendo tardi. Non so se si è capito, ma io mi ostino a pensare che la maggior parte degli Italiani in fondo non meriti l'attuale classe dirigente. Mi ostino a pensare che la maggior parte della gente che abita nel mio Paese sia onesta e lavori duro. Mi ostino a farlo perchè forse non posso tollerare di fare altrimenti. Però sento che il disinteresse per questa faccenda è forte, si preferisce voltare la testa dall'altra parte e tirare a campare alla meglio. Non si può continuare su questa linea. In Italia è arrivato il momento di smettere di "farsi governare" e di diventare un po' più responsabili.

Ora sono stanco. Spero di non aver detto stupidaggini nell'ultima parte del post. In tal caso... ci sono i commenti!

Bye
moody83
commenti (6)¦ commenti (6)(popup) ¦ Permalink ¦ categoria :

domenica, 19 agosto 2007, ore 20:35

Stamattina mi sono svegliato tardi (10.30), così tra colazione e distrazioni varie non ho aperto libro. Oggi pomeriggio la situazione non è migliorata: ho navigato un po' su Internet, ho cominciato a fare attività assolutamente inutili in casa e presto sono arrivate le 20.

Tra le attività inutili va compresa anche una discussione con mio padre circa il suo rapporto con la nicotina. Ho scoperto dai miei studi che, come per le tossicodipendenze più comuni (es. da oppioidi), anche per quella da nicotina si possono intraprendere terapie specifiche che dimostrano un certo margine di successo. Così ho preso il libro e ho letto il relativo capitolo con lui. Gli ho spiegato che nel suo caso ci sono molte possibilità di successo. In teoria. In pratica non sono riuscito a capire se lui vuole o non vuole smettere: un particolare di fondamentale importanza!

Tra i miei lettori ci sono sicuramente fumatori che dopo aver letto questo post mi odieranno un po' di più. Il motivo è sempre il solito: "Perchè vuoi privare tuo padre della libertà di fumare?"
Innanzitutto, per quanto mi riguarda, stimolare qualcuno a liberarsi di una dipendenza come quella da nicotina non vuol dire "privare della libertà". La libertà ha una definizione molto più alta e nulla ha a che fare con le droghe. Un uomo non è libero se può avvalersi della possibilità di alimentare la sua dipendenza senza essere infastidito con discorsi "salutistici". Un uomo (o una donna, naturalmente...) è libero se, indipendentemente dalle pressioni del mondo esterno, ha la possibilità di affermare la sua individualità senza essere discriminato e di far fronte ai suoi bisogni senza provocare danni al resto della comunità. Tale definizione è sicuramente discutibile e imperfetta, ma la mia limitata cultura mi impedisce di andare oltre. Tabacco (per la nicotina che contiene), cannabis e cocaina sono sostanze uguali sotto un unico punto di vista: non sono necessarie alla vita e in più fanno male (a sè e agli altri). Il meccanismo attraverso cui queste sostanze "diventano" un bisogno, nel senso che vengono percepite come tali da chi ne fa uso, rappresenta il vero attacco alla libertà. Per questo motivo è lecita la guerra contro le dipendenze da sostanze d'abuso.

A chi mi vuole accusare di attacco alla libertà altrui io rispondo che quello che ho fatto oggi è stato un tentativo per aiutare mio padre a riappropriarsi della sua individualità, quella vera.

Avrei tante altre cose da dire, ma si è fatto tardi e devo andare a mangiare. Sono naturalmente aperto al confronto, a me piace tanto discutere!

Bye
moody83
commenti (5)¦ commenti (5)(popup) ¦ Permalink ¦ categoria :

venerdì, 17 agosto 2007, ore 18:19

Capitolo IX

Disegni di fumo

 

I disegni del fumo di una Marlboro accesa stavano ormai riempiendo la stanza. Ad Hans non piaceva fumare, ma era l’unica cosa che riusciva a liberargli la mente quel tanto che bastava per farlo pensare. Quell’area del bar era solitamente la più tranquilla, forse era l’ospedale a scoraggiare i fumatori. Ordinando, quasi controvoglia, una tazza di caffè alla giovane signorina del locale, si mise ad aspettare il maresciallo, come da stabilito. Era infatti compito suo parlare con Andrea per chiarire i dettagli dell’accaduto. Vandelli lo raggiunse poco dopo nella saletta.

“Proprio tu, dovresti sapere a cosa porta fumare…”

“Lascia perdere Piero. Troppe cose non tornano. Ti rendi conto che è svenuta perché non mangiava da giorni?!”

Piero si sbilanciò dalla sedia per lo stupore, guardando Hans con occhi increduli.

“Devi sapere Piero che il medico che ha visitato Jasmine è un mio vecchio collega e a parer suo la ragazza già da prima non aveva un buon regime alimentare. Il recente trauma che ha subito potrebbe averla portata al digiuno nonché allo svenimento. Cosa ne pensi?”

“Penso che adesso sia il mio turno di stupirti…” esclamò Vandelli risistemandosi sulla sedia. Dopo un istante di silenzio appoggiò i gomiti sul tavolo ed incrociò le mani sotto il mento.

Lo sguardo era fermo e deciso.

Parlando con Andrea aveva scoperto molte cose. Il bibliotecario e Jasmine erano amici di vecchia data, infatti quando Jasmine fu schedata anche lui era presente. Tutto nacque da una rissa fra le gemelle, che si estese fino a coinvolgere Andrea ed un suo amico, Ruben. Per risolvere la situazione fu necessario l’intervento delle forze dell’ordine. Il giovane qui si era turbato descrivendo i fatti, anche perché, evitando accuratamente di rivelare il motivo del litigio tra le sorelle, non aveva mancato invece di sottolineare come fosse stata Jasmine ad addossarsi tutte le colpe per non mettere in cattive acque la sorella. Andrea conosceva dunque Jasmine tanto quanto conosceva Paola, anche se per la prima sentiva sicuramente qualcosa di speciale, dettaglio che al maresciallo non era sfuggito. A tradirlo non furono soltanto gli sguardi persi, i sospiri o il modo in cui si comportava descrivendola: Vandelli ne ebbe la conferma quando Andrea confessò che in occasione di un compleanno delle gemelle aveva comprato a Jasmine la cavigliera che la ragazza non mancava mai di mettere da quel giorno, discriminando però Paola verso la quale non provava molta simpatia a causa della sua eccessiva estrosità.

Mentre il maresciallo raccontava, Hans, si accese un’altra sigaretta, nella speranza che il suo caffè si raffreddasse. Il fumo, spinto nell’aria, creò disegni tutt’intorno a lui, che fecero riaffiorare alla sua memoria l’immagine di quella sera, quando Jasmine entrò nella sua vita varcando quella soglia in cerca d’aiuto. L’immagine effimera della ragazza, quella sua femminilità esaltata da quella cavigliera che aveva catturato la sua attenzione per un attimo. Possibile?

“Piero!” esclamò Hans interrompendo il maresciallo “ricordi cavigliere nei video che avete esaminato?”

Dopo un attimo di esitazione per essere stato interrotto, l’amico si rivolse ad Hans che sembrava improvvisamente turbato da qualcosa.

“A dir la verità, ora che mi ci fai pensare, non ho notato nessun tipo particolare di accessorio addosso alla ragazza…solo una cosa, che mi era effettivamente sfuggita, aveva come un piccolo disegno sotto uno dei polsi”.

 

 

Fine puntata 

kiraek

martedì, 14 agosto 2007, ore 19:30

Ho finito pochi minuti fa il capitolo del mio programma di Farmacologia sulle sostanze d'abuso (cannabis, cocaina, allucinogeni vari...). Ho deciso di affrontare prima questi argomenti perchè mi interessano particolarmente; attaccherò domani Chemioterapia o Neurofarmacologia, devo ancora decidere.

E' curioso il fatto che durante lo studio mi sia spesso soffermato sulla domanda: "Questa droga andrebbe bene per me?"
1) All'inizio pensavo che una canna dopo lo studio potesse anche starci bene: rilassa un po'... ma è cancerogena a bestia. No, la cannabis non va bene!
2) Cocaina? Mah, sarà anche forte, ma dopo i primi 30 minuti ti smonta del tutto: che si prende a fare una cosa che ti fa stare bene per 30 minuti e dopo ti fa stare male? Mi sembra un po' stupido. C'è chi ci aggiunge l'alcool, ma mi sembra doppiamente stupido. Eppure il mondo è pieno di cocainomani, anche nel nostro Parlamento ce ne sono un sacco. Forse quei 30 minuti sono davvero impagabili. Comunque la coca non mi ha convinto.
3) Allucinogeni non ne prenderò mai! Non è cosa per me. Già tollero poco l'effetto dell'alcool sulla mia capacità di camminare e ragionare... figurariamoci l'LSD o un funghetto Psilocybe! E poi non mi piace l'idea che potrei scambiare una finestra per una porta. O vedere i conigli rosa che mi sbranano la gamba.
4) Ecstasy. No, nemmeno questo mi piace. Sembra che la gente gradisca la metamfetamina per godere appieno della notte in discoteca: io che non amo tali ambienti che me faccio? Ovviamente ci ho pensato. Pasticca alle ore 9 di mattina. Ore 10: "Evvaiii! Che si studia oggiii? Ah ha! Vi ho beccato! Betalattamine, siete mieee! Dunquedunquedunque... Uhm... Ah... Sssì... Questo me lo appunto alla velocitàdellaluce... Zapzapzap (scribscribscribscribscrib) Ehi... Cos'è questo fumo che esce dalla punta della penna? Ehi... Oggi fa talmente caldo che l'inchiosto si scioglie... Meglio il lapis... Noquestononva! E' HB e io lo voglio 2H... Duro! Così non si scioglie! Ma come mi sento intelligente oggi... Un drago! Dov'è il temperino? Cerca Luca, cercacercacerca... Eccolo! Acc.. la matita mi è scappata di mano! Ah ha, ripresa! E ora, come direbbe Casanova, cara la mia Mina, ti spoglierò della tua inutile veste e ne farò trucioli... Con due mosse! Temperatemperatempera... Veloceveloceveloce... Che puzza di bruciato però..." E così via. No, l'ecstasy non va bene per studiare.

Alla fine non ho trovato nulla che faccia per me. Mi sa che dovrò continuare a farmi le mie belle dosi di cioccolata allo stato solido, liquido o gassoso. L'altro giorno ho fatto un gelato al cioccolato da urlo. Stasera me ne faccio altri 200 grammi per os. Perchè non bisogna esagerare.

Bye
moody83
commenti (1)¦ commenti (1)(popup) ¦ Permalink ¦ categoria :