sabato, 28 luglio 2007, ore 11:26

Capitolo VI

Un angelo

 

-Maresciallo, forse abbiamo trovato qualcosa. Dia un’occhiata qui.

Lo schermo del computer emanava una luce azzurrastra. Nella stanza buia, nel mezzo del commissariato deserto, essa  riusciva ad  illuminare solo un volto stanco e pallido,  simile  ai fogli stropicciati sparsi sulla scrivania.

- E’ roba recente. Sembra che la ragazza si stesse dando daffare.

- Quale delle due?

-….

“Ciao. Il mio nome è Jasmine.” Un sorriso dolce  sul monitor lo fece sobbalzare.    “Ho vent’anni, e sono una ragazza allegra ed estroversa. Amo gli animali, fare viaggi, conoscere gente nuova… Faccio danza da quando avevo tre anni e..

“Bene, Jasmine, adesso girati lentamente.” Una voce maschile fuori dal campo . La ripresa si spostò sui suoi fianchi e sulle sue gambe, che si incrociarono poco prima di un’elegante giravolta. Meglio lasciar perdere il caffè. Piero allontanò dalla bocca la tazzina, rapito dalle immagini. Sorpreso. Fino all’incredulità.

“ E cosa vorresti fare, Jasmine ? Nella vita intendo”.

“ Beh, molti dicono che sono bella. Mi piace essere guardata, e adoro sedurre”.

La telecamera, che era lentamente risalita, inquadrava adesso la nuova posa della ragazza. Il vestito leggero la avvolgeva morbidamente. Risaltava una bellezza sottile, raffinata, seppure in abiti succinti, che ben si intonava al salotto finemente arredato in cui si trovava. Un sorriso malizioso aveva attirato l’indiscreto occhio della telecamera fino ad un primo piano. Una luce particolare si era accesa negli occhi della ragazza, dipingendola adesso come una donna attraente, consapevole del  potere del suo fascino.

Piero stentava a riconoscere in quella figura così… sicura, adulta, la fanciulla spaventata che aveva chiesto il suo aiuto.  Le lacrime che aveva versato durante il loro colloquio, assomigliavano più  a un pianto di bambina. Eppure... la discussione si era accesa  molto quando si erano soffermati sulle somiglianze con la gemella. Un rossore più vivo, che  aveva colorato le sue guance, aveva tradito più volte un nervosismo  che tuttora rimaneva inspiegato. Dall’ingenuità delle sue risposte, ogni tanto affiorava una punta di irritazione, che subito celava con una delle sue espressioni meravigliose  da adolescente. Aveva visto più volte persone sconvolte comportarsi così- è normale, aveva pensato, ha appena perso una persona cara- ma sotto quelle luci, in quel vestito, con quelle parole di velluto che scorrevano…

“..e no, non sono fidanzata. Non ho ancora trovato l’uomo che fa per me”.

“Chissà.. magari non te ne sei accorta ed è già lì accanto a te…. Ok, basta così per oggi”.

Le immagini vennero deformate  da un rapido movimento. La telecamera , poggiata da qualche parte. L’obbiettivo,  chiuso da un coperchietto. Lo schermo adesso era nero, e Piero sentiva come di  risvegliarsi da una realtà sconosciuta. Un angelo con un passato misterioso e chissà quali ambizioni. Adesso poteva controllare se ..

-Maresciallo, non se ne vada. Si perde la parte più interessante.

In effetti, il mormorio dei rumori di fondo non era cessato.

Voci lontane si indovinavano appena. Si percepiva un dialogo a una certa distanza dal microfono ancora in funzione. Un uomo e una donna, intimamente complici. Qualche risolino malizioso, e la voce più calda e avvolgente di lui, sembravano rincorrersi e sfuggirsi.

-Siamo stati piuttosto bravi nel ricostruire questa parte. E poi non ci venga a dire che deve fare sempre tutto da solo!!

Il sorriso compiaciuto e disinvolto del giovane collega, non riuscì a scuotere la tensione di un uomo che era fin troppo coinvolto, intrigato,  senza neanche sapere il perché, e in barba a tutti gli anni di esperienza che si era fatto nell’Arma.

-Allora? – disse, non nascondendo una certa impazienza.

-Ecco, maresciallo.

“Eri fantastica. Tutte le volte che ti ho ripreso.. fai davvero girare la testa!” “Hai finito di lusingarmi?” “Non fin quando non avrò ottenuto quello che voglio”.Una lunga pausa. Poi, la voce maschile si fece  più vibrante e  profonda “Jas, sai davvero come far impazzire un uomo… . .ma sei sicura di voler arrivare  fino in fondo a questa storia?”

“e tu sei sicuro …..di non poter usare... le tue labbra….  in modo migliore..”

Fine Puntata

-Eva-

MorganVenner

giovedì, 26 luglio 2007, ore 14:15

Ho fallito l'esame anche questa volta. Pensavo di essere pronto, ma evidentemente manca ancora qualcosa.

Sono profondamente amareggiato, soprattutto perchè avevo puntato molto su questo esame; la Farmacologia non mi è nemmeno troppo indigesta, ma fino a questo punto non sono riuscito a dimostrarmi all'altezza di soddisfare i professori. La mia autostima è ai minimi storici.

A casa ormai mi sento scoppiare, ho deciso dunque di staccare la spina per una settimana circa. Andrò a Taranto a trovare nonni, zii e cugine; lontano da libri e muratori. Di più non credo di potermi permettere, anche perchè il ritardo degli esami deve essere recuperato prima della fine di settembre e devo affrontare ancora la terza parte della Farmacologia.

Saluto dunque i miei lettori. Non scriverò per una settimana. Spero di trarre nuove forze dalla trasferta a Taranto. Di più non so che dire.

Bye
moody83
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martedì, 24 luglio 2007, ore 19:08

Posso trattenermi solo pochi minuti al computer. Domani devo andare a superare l'esame di Farmacologia 2.

In questi giorni mi sono venuti in mente molti spunti per nuovi post, ma ho avuto poco tempo per svilupparli. Avrei potuto raccontare di incontri inaspettati al supermercato, politica, vacanza post-esame (perchè la devo assolutamente fare!)... e di tanti altri argomenti. Sembra che una parte del mio cervello abbia tentato di tutto in questi giorni per farmi distrarre dallo studio: mi sono venute in mente così tante idee che non so se riuscirò a ricordarne qualcuna domani.

Bah... Credo che stasera cercherò di mangiare presto per andare a letto ad un'ora decente. Domattina mi devo svegliare presto.

Bye
moody83
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domenica, 22 luglio 2007, ore 19:02

A casa mia ha fatto decisamente caldo in questi giorni. Inoltre nell'ultima settimana sono riuscito a studiare con sufficiente concentrazione. Ieri sera ho dunque preso la decisione di concedermi una giornata al mare!

Dopo tanti inviti ho deciso di andare a Tonfano (dalle parti di Marina di Pietrasanta) a trovare due miei amici: Debora e Duccio. Stamattina mi sono svegliato presto, alle 7 circa, e alla fine dei soliti riti della mattina (colazione super-rapida, bagno e vestizione...) sono partito: come al solito in ritardo, il che vuol dire alle 9 meno un quarto. In realtà un'ora avrebbe dovuto essere più che sufficiente, ma il risveglio per me è un momento molto delicato per via del cervello che fatica a mettersi in moto.
Sono arrivato alle 11 a causa di un errore nella scelta del percorso (ho sbagliato una strada...) e del traffico sul lungomare di Viareggio. Nonostante il traffico abbia la capacità di innervosirmi oltre misura, sono arrivato con il morale piuttosto alto, grazie soprattutto all'aria condizionata.
Qualcuno potrà dire che si è trattato di una vera e propria zingarata: 180 chilometri per fare un bagno. Ma considerata la questione "esami" non posso permettermi di pianificare il mio tempo libero.

Sono appena arrivato a casa e mi trovo a tirare le somme della giornata.
1) Non mi sono stancato troppo a guidare, il traffico era intenso ma non ho trovato code: visto che è domenica devo considerarlo un miracolo.
2) Sbagliare strada mi ha dato veramente fastidio, non è da me; inoltre mercoledì scorso mi sono perso a Campi Bisenzio e trovarmi a girare in tondo non è stato per niente bello. Sarà la degenerazione mentale che avanza? Devo reclutare un copilota o un navigatore come quello dei rally? Magari umano, perchè con i navigatori elettronici non si può chiacchierare.
3) Nonostante mi sia portato la crema solare la mia fronte è color peperone. Inoltre sulla schiena l'applicazione è stata difficoltosa e credo ho ottenuto un effetto a chiazze: base bianca con aree arrossate. Capita, a spalmarsi la crema da soli! Non tanto per la fronte, quanto per la schiena. D'altra parte si tratta di un compito che non si può delegare, quindi sopporterò con placida rassegnazione l'idea della mia schiena maculata.
4) Per una giornata non ho pensato allo studio e questa è una cosa impagabile.

Stasera mi tocca solo lo sforzo di pensare a cosa far mangiare per cena a mio fratello, poi potrò addormentarmi beato nel letto. Domani studierò con forza (nel mio caso lo studio è atto di forza...) almeno doppia. Mercoledì intendo portare a casa un bel voto in Farmacologia.

Per oggi è tutto.

Bye
moody83
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venerdì, 20 luglio 2007, ore 23:01

Mancano cinque giorni all'esame di Farmacologia. Sto ripassando con moderata serenità: ci sono cose che ricordo bene, altre meno, ma nulla di preoccupante. Devo dire che sarebbe bene mantenere un livello adeguato di tensione, che in genere aiuta a prepararsi meglio, ma in questi giorni sono fin troppo tranquillo.

Sono molto soddisfatto di come procede il racconto a puntate, la storia sta venendo proprio bene. Inoltre ho notato che la velocità con cui crescono i contatti rilevati dal counter è lievemente aumentata, credo che il merito sia da ricondurre a questa iniziativa e ai miei valorosi collaboratori, che ringrazio di cuore ;-).

Ieri sera ho visto quel film sulla storia di Falcone e Borsellino. Ho provato sensazioni piuttosto varie, tra cui rabbia, caratterizzata da fenomeni di prurito delle mani e piccole scosse ai polpastrelli, e commozione, in alcuni passaggi in cui la pulsione mimetica della tragedia si faceva sentire. Mafia è un argomento a cui si pensa a malincuore e su cui talvolta si fa dello spirito, in buona fede naturalmente, per rendere più tollerabile una cosa a tal punto inaccettabile. Invece bisognerebbe preoccuparsene di più. Chiudo qui il discorso perchè a quest'ora della notte non ho la forza psichica per sostenere le mie posizioni: di queste cose si discute meglio a voce. Se avessi avuto la forza di scrivere ieri notte, animato dalla rabbia e dall'amarezza, i miei lettori avrebbero potuto vedere il lato violento di moody.

Ora è meglio andare a riposare, domani mi aspetta un bel programma di studio e devo assolutamente svegliarmi presto. Inoltre mi si stanno chiudendo gli occhi.

Bye
moody83
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giovedì, 19 luglio 2007, ore 14:33

Capitolo V

Da Conservare a -18°C

 

Fu il ticchettio ritmato della pioggia a risvegliarlo.Evidentemente il sonno ad un certo punto era finalmente giunto. Nonostante sentisse la fatica prostrarlo ,ad un ora imprecisata del mattino, Hans si stava ancora rotolando senza pace tra le lenzuola .Il suo cervello era una grande fucina, tra la  confusione dell’attività corticale che gli impediva di rilassare i muscoli, l’ipereccitabilità dei suoi neuroni sensitivi, che ingigantivano qualsiasi stimolo proveniente dall’esterno sottraendolo all’anestesia del riposo, e soprattutto il ronzare, simile a quello di un freezer, dei suoi processi cognitivi. Quel dolce pulsare ritmico dei neuroni pontini alla fine aveva sovrastato tutto quel marasma, generando un sonno ristoratore.

La macchinetta del caffè iniziò a canticchiare in coro con la pioggia che batteva sul tetto di metallo della casa di fronte. Possibile che debba sempre piovere? Non doveva aver dormito molto ma in modo saporito. Al contrario del caffè che finì nel lavello dopo alcuni sorsi biascicati tra le labbra schifate. Aveva sognato. Ma non riusciva a ricordarsi cosa. Preferiva pensare che le parole di Vandelli fossero un sogno. La ragazza è schedata. Continuava ripetere. Schedata. La ragazza. Schedata. La.

E riprese a rimuginare anche mentre faceva la strada verso il suo ufficio.

La sua mente forse in quello stato sembrava proprio un freezer che ronzava a vuoto tentando di congelare le proprie preoccupazioni, per non pensarci più. Vanamente.

Per un attimo al lavoro la Routine sembrò sopraffarlo ma ancora covava il bisogno di scendere a fondo in quella matassa.Per tutta la mattinata comunque continuò a interrompersi tutte le volte che qualcuno passava davanti alla porta, sperando fosse Vandelli. Solo verso mezzogiorno il calendario di fronte a sé arrivò a ricordargli che quello era il giorno libero di Vandelli. Senza nessuno da aspettare il lavoro si fece più pesante e monotono. Si rilesse un numero improponibile di volte il referto autoptico che aveva stilato, cercando di aggiungervi ogni volta qualcosa, e ogni volta convincendosi sempre più che il suo lavoro era finito lì. Semplicemente era un medico legale, non un agente di polizia .Forse tra qualche mese Vandelli, nel mezzo di una normale conversazione al bar se ne sarebbe uscito con “ A proposito, ti ricordi il caso della ragazza uccisa nella cava? È  stato risolto” Valeva a dire :archiviato. Punto e chiuso. Intanto stamani sul tavolo delle autopsie c’erano già il corpo di un ragazzo morto di overdose e un aspirante suicida particolarmente fortunato. Il lavoro e la vita andavano avanti. Più o meno.

Verso le sei si era talmente abituato al silenzio che lo stridio della frenata lo fece sobbalzare. Così aprì la finestra e si affacciò.  L’ennesimo ragazzino che aveva fatto rotolare una palla in mezzo alla strada, facendo inchiodare una macchina. Grazie a Dio era stato abbastanza accorto da non seguire il pallone. Scotendo la testa richiuse la finestra . Si passò una mano tra i capelli.Solo allora si rese conto che fuori aveva smesso di piovere.

Così improvvisamente la testa smise di ronzare. Si voltò e rivide nei suoi pensieri Jasmine, inginocchiata nel mezzo della stanza.Ripercorse con la mente il profilo della ragazza, muovendo la mano davanti a sé nell’aria . Nel momento. Esatto. In cui. Le aveva. Sfiorato. I capelli. Asciutti.

Troppo sconvolto dal fatto di riconoscere nella persona che era in ginocchio di fronte a lui la stessa ragazza che giaceva sul tavolo dissettorio,non aveva pensato a questo dettaglio.I suoi capelli erano asciutti. Ora che poteva vederla di fronte a sé con più calma recuperò dal suo inconscio che anche i vestiti, le mani e il volto della ragazza erano asciutti.Assieme al ghiaccio nella sua testa parvero sciogliersi molti altri nodi. La ragazza doveva essere lì dentro da parecchio tempo, almeno prima che iniziasse a piovere. Non poteva essere andata lì semplicemente per fare una denuncia. Gli venne in mente che fosse venuta proprio a cercare il suo aiuto, che sapesse fin dall’inizio che era successo qualcosa. Che magari sapesse già che la sorella era stata uccisa e che aspettasse che lui avesse finito quella autopsia.

Tutto questo nato solo da una ciocca di capelli asciutti, un dettaglio così insignificante da essere sfuggito anche a Vandelli.Forse era davvero una cosa insignificante. Forse era solo una scusa per rivederla. Forse era meglio parlarne con Vandelli.

Forse era meglio non pensarci due volte. Raccolse le sue cose ed uscì, dimenticandosi ovviamente l’ombrello, dato che non pioveva più.

“ Dottor Meyer , già a casa stasera?” Lo stuzzicò amichevolmente un agente vedendolo uscire

“Ho da fare. Devo sbrinare il Freezer” disse semplicemente.

 

La macchina che avanzava sulla strada spense i tergicristalli e continuò a curvare seguendo il ciglio della collina. Sotto la strada si stendeva l’anfiteatro di ghiaia bianca di Carpineto, specchio identico del cielo dove le nuvole si erano come ritirate a scoprire una ragnatela di stelle.Non mancava molto all’arrivo.La finestra della casa brillava come un occhio nel buio. Esattamente dall’altra parte della cava.
MorganVenner

martedì, 17 luglio 2007, ore 10:28

Capitolo IV

Senza antidoto

 

 

Fu una nottataccia quella che il dottor Meyer passò dopo aver dovuto, con immane fatica, paragonabile solo a quella che un ramo vecchio impiega per non schiantarsi sotto un vento indiavolato, spiegare a Jasmine che era sua sorella, la sua gemella, quella piccola forma stesa sul tavolo settorio e che la morte aveva reso ancor più eterea, vetrina. Jasmine lo aveva più volte implorato di dirle che non era vero, che era solo un incubo terribile, ma alla fine aveva acconsentito al riconoscimento del corpo e se ne era andata apparentemente più calma.

Doveva essere stata una brutta notte anche per il maresciallo Vandelli, si disse Hans, osservandolo entrare nel ristorante in cui si erano dati appuntamento. Il volto del maresciallo gli parve segnato, oltre che dalla stanchezza, da un sottile malessere, un dolore soffocato a stento. Non mangiarono granchè, presi com’erano a ragionare sui timidi sviluppi che la vicenda, ora che quel cadavere aveva un’identità, stava prendendo. Vandelli aveva deciso di fare subito qualche domanda alla gemella: Hans in parte disapprovava, ma sapeva che dietro la strategia del maresciallo non c’era brutalità né mancanza di tatto; piuttosto un desiderio, un bisogno di purificare, di lavare le ferite inferte dalla morte nell’anima di chi perdeva una persona cara. L’espressione terrea dell’amico comunque non preannunciava buone nuove.

“Allora, Piero, che ti ha detto? Nulla d’interessante?”

“No anzi”

“Racconta allora!”

Vandelli spiegò al dottor Meyer che aveva chiesto a Jasmine informazioni sul carattere della sorella, sulle sue abitudini, sulle sue passioni, oltre a ricostruire schematicamente gli ultimi giorni di vita di Paola. Il maresciallo era rimasto particolarmente colpito da tre cose, che si era come di consueto appuntato sulla sua inseparabile agendina.

La prima era la questione dei nomi, che anche ad Hans era parsa da subito strana: perché ad una gemella era stato dato un nome così comune e all’altra così esotico? La risposta stava nelle origini della madre, che era nata in Turchia, in un paesino affacciato sul Mar Nero, poco lontano da Trabzon, l’antica Trebisonda, e che aveva voluto dare un nome arabo ad almeno una delle figlie. Il richiamo alla misteriosa città mercantile, capitale del regno che i Greci chiamavano Ponto, distrasse il dottor Meyer, che volò col pensiero al sovrano più noto di quelle terre, quel Mitridate celebre per essersi immunizzato dai veleni assumendone quotidianamente piccole dosi. Hans sorrise d’amarezza, constatando come quella povera ragazza invece non avesse potuto difendersi dalle tossine sprigionate dalle mani e dal cuore del suo assassino. I decisi colpi di tosse del maresciallo Vandelli, a cui era andato di traverso un boccone, lo riportarono giù dalle nuvole.

La seconda cosa che l’amico si era annotato era l’insistenza con cui Jasmine aveva messo in evidenza ciò che, nonostante i legami tra gemelli fossero il più delle volte molto stretti, lei e Paola non avevano in comune: se quest’ultima amava i viaggi, in cui si tuffava senza pianificare nulla o quasi, la prima era meticolosa nell’organizzare i suoi spostamenti; se quella era il ritratto dell’espansività, questa era più riservata e composta; se l’una amava tatuaggi e piercing, l’altra ne faceva volentieri a meno. Unico vezzo che si erano concesse in comune, la cavigliera che Jasmine portava sempre addosso e che invece, notò Hans recuperando frammenti di memoria dell’autopsia, Paola non aveva più. Evidentemente l’uomo che l’aveva così orrendamente uccisa aveva avuto anche l’accortezza di togliergliela quando l’aveva legata.

Il dottor Meyer si pulì con un gesto rapido e garbato la bocca col tovagliolo, in attesa dell’ultima nota che Piero Vandelli avrebbe dovuto comunicargli, ma lo vide esitare. Una luce cupa percorse gli occhi del maresciallo, nel silenzio brulicante di voci del ristorante. Hans capì di essersi sbagliato: non erano né di dolore, né di stanchezza, le orme lasciate sul volto dell’amico. Era preoccupazione, timore nei confronti di qualcosa di veramente serio.

“Piero, tutto ok? Hai perso la voce?”

“Scusa, è che stavo pensando che dovremo scavare a fondo non solo nella vita della vittima, ma anche tutto intorno…”

“Spiegati meglio”

“Ho fatto qualche controllo dopo la chiacchierata con Jasmine…”

“E hai scoperto che…”

Hans Meyer si preparò al colpo, ma non gli fu sufficiente.

“La ragazza è schedata”. 

 

 

Fine puntata 

DoktorDeimos

lunedì, 16 luglio 2007, ore 17:49

Sono tornato ieri da Bologna, dove mio cugino ha organizzato sabato la sua festa di laurea (in Odontoiatria). Mi sono divertito tantissimo, grazie soprattutto all'allegria spumeggiante di mio cugino e della sua compagnia.

La festa si è svolta in una bruschetteria vicino a Dozza, sulla strada per Imola... Almeno così ho capito, perchè la topografia della campagna romagnola è per me materia un po' ostica. In questo locale servono bruschette con condimenti mai sperimentati (da me, ovviamente); si va dai funghi, all'assortimento di formaggi fusi, dal prosciutto alla nutella. Ho mangiato con gran gusto e mi sono riempito la pancia come di rado mi capita di fare. C'era anche un buon vino bianco e lo spumante che abbiamo bevuto alla fine era dolce (con mia grande soddisfazione). Alle bruschette, al vino e allo spumante bisogna poi aggiungere un clima decisamente goliardico che ho sinceramente apprezzato, nonostante sia poco avvezzo a questo genere di cose. Alla fine dei conti è stato tutto perfetto, sono stato benissimo e mi sono divertito molto più del previsto.

Ho dormito a casa di mio cugino in cui ho molto apprezzato la presenza del condizionatore d'aria, perchè faceva decisamente caldo. Nel pomeriggio di domenica mio cugino mi ha portato in una gelateria all'aperto, che nei dintorni chiamano "la baracchina" (Gelateria Fricco), dove mi hanno servito un gelato esageratamente buono e abbondante: allo stesso prezzo a Firenze si riesce ad avere una misera coppettina striminzita. Inoltre il gelato veniva servito in bicchierozzi di vetro, ma si potevano avere anche boccali da birra. Se abitassi da quelle parti la Gelateria Fricco mi avrebbe come ospite abituale.

Verso le 19 ho preso finalmente la strada di casa. Ma non ho preso l'autostrada, che secondo i notiziari era super-intasata dall'esodo di rientro dalla riviera. Quindi ho preso la strada delle montagne: Passo della Raticosa, Firenzuola, Passo del Giogo, Scarperia, Borgo San Lorenzo, Polcanto, Olmo, Molin del Piano, Le Sieci fino a Firenze. Una bellissima strada, anche se ho speso il doppio del tempo rispetto all'autostrada... pazienza! La Clio si è divertita molto tra i tornanti e anche io.
Adoro i viaggi di questo genere, mentre odio l'autostrada: insopportabilmente dritta e noiosa. Cosa ha di attraente un viaggio in autostrada? Si risparmia tempo, certo, ma quando ci si può permettere di non correre è sicuramente più bello scegliere strade alternative. Inoltre la giornata era bellissima e il traffico limitato, grazie al fatto che i viaggiatori "più furbi" scelgono spesso l'autostrada.

Per oggi è tutto.

Bye
moody83
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sabato, 14 luglio 2007, ore 07:43

Oggi pomeriggio prenderò la mia fedele Clio per andare a Bologna. Mio cugino si è laureato mercoledì scorso e stasera ha organizzato una festa. Ho deciso di trattenermi da lui anche per la notte in modo da non avere lo stress di ripercorrere la strada del ritorno con la stanchezza e il sonno addosso.

Credo di aver smaltito la delusione per l'esame e da lunedì sarò pronto per affrontare un super-ripasso generale; ho intenzione di prendere un voto alto, il 23. Lo devo a me stesso.

In questi giorni mi sono venute in mente molte idee per nuovi post, ma al momento non riesco a ricordarle. Sarà perchè ho fame e non ho messo ancora nulla sotto i denti.

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Informazione di servizio. La prossima puntata del racconto a puntate "Sedicimani" sarà affidata a DoktorDeimos, dal momento che Duccio è fuori città. Proprio a Duccio devo ricordare di iscriversi a Splinder per partecipare al mio blog; lo stesso dovrebbe fare Debora.

Bye
moody83
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giovedì, 12 luglio 2007, ore 20:03

Oggi ho sostenuto l'esame di Farmacologia 2. Anche se "sostenere" non è il verbo adeguato alla realtà, dal momento che non l'ho superato.

Io non ho idea di come sia successo. Ho studiato molto e ho affrontato l'esame con una tranquillità che ha poco di consueto. Ero sicuro persino di ottenere un voto decoroso, con la mia preparazione. Invece devono avere ceduto i miei nervi. Nel bel mezzo dell'esame ho inciampato su una classe di farmaci, sono caduto rovinosamente e non sono stato capace di risollevarmi. Alla fine, d'accordo con la prof., ho deciso di rimandare al 23 questa prova.
In fondo, da un punto di vista obiettivo, non è una tragedia: il 23 luglio tornerò all'attacco e quindici giorni non sono una perdita insanabile. Però sono profondamente deluso dal comportamento che ho tenuto durante l'esame. Una piccola dimenticanza mi ha fatto crollare. Un soffio di vento mi ha fatto volare via. Poi penso che una cosa del genere, dopo ben cinque anni di Università, non dovrebbe succedere: non sono più una matricola alle prese con il primo esame difficile. Faccio molta fatica a perdonare a me stesso questi errori.

Io... non so davvero che dire.

Oggi pomeriggio ho pure provato a distrarmi un po', ho fatto qualche telefonata e poi sono uscito con i miei per alcune commissioni in città. Scelta, quest'ultima, infelice. Mi sono arrabbiato con un tizio in macchina che pensava di potersi fermare in mezzo alla strada senza motivo e soprattutto senza mettere la freccia. Per protesta non sono riuscito a trattenermi dal suonare il clacson e l'ho sorpassato. E cosa si è messo a fare questo idiota? Mi si è attaccato al paraurti posteriore con fare aggressivo, con abbaglianti accesi. Con gli ultimi brandelli di self-control ho deciso si soprassedere, ho dunque messo la freccia e ho accostato, supplicando il babbo di guidare al posto mio perchè non mi sentivo più in grado. L'idiota, non contento e a questo punto senza nemmeno un briciolo di pudore, mi ha affiancato e si è fermato, imprecando. L'adrenalina ha cominciato a scorrere a fiumi nel mio corpo, ma sono riuscito a controllarmi (mi sono limitato ad anatemi non volgari). Il babbo ha messo a tacere l'idiota, anche perchè è più bravo di me in questo genere di cose.

Per consolarmi, PERCHE' AVEVO RAGIONE (una volta tanto), la mamma mi ha offerto di prendere una granita. Ottima, devo dire. Ha funzionato. L'agitazione è diminuita molto.

Dopo cena andrò a letto presto, credo. Spero che domani sia una giornata migliore.

Bye
moody83
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