martedì, 27 febbraio 2007, ore 09:47

Piove da troppo ormai

Il cielo è coperto da nuvole,
non sento tuoni nè vedo lampi,
ancora non vedo spuntar il sole
acqua insiste a cadere sui campi.

Ehi, ci sei ancora?
- vorrei esclamare -
Non credi di farti vedere sia ora?
Quanto vuoi farmi mai aspettare?

Di questo freddo ne ho abbastanza,
l'umidità dentro me si fa strada,
non amo questa luce nella stanza!

Usa i tuoi raggi come una spada,
concedimi calore e speranza,
dal mio cuore queste nubi dirada!

***************************************************

Avevo promesso un seguito al mio proposito di condividere alcuni miei sforzi letterari con i lettori. Oggi voglio proporre un sonetto in cui mi sono sforzato di avvicinarmi il più possibile ai canoni classici, per me è un'esperienza nuova scrivere in endecasillabi nonostante la mia formazione classica. Infatti mi sono accorto che su ben pochi versi è stato necessario intervenire per adeguarli allo schema metrico: sembra quasi che pensi in endecasillabi!

Concludo dicendo che fino ad oggi ho pubblicato materiale "fresco", appena scritto, sto valutando però l'opportunità di condividere anche componimenti di alcuni anni fa. Mi hanno trattenuto finora la consapevolezza della profonda immaturità formale (endecasillabo... chi era costui?) ma soprattutto il tema predominante, che temo risulterebbe noioso ai più. Ci penserò!

Bye
moody83
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lunedì, 26 febbraio 2007, ore 15:40

Oggi ho spezzato la monotonia che mi affligge in questi giorni prestandomi ad un'occupazione diversa dal solito. Sono andato in veste di "tutor" per aiutare di gruppo di studenti ipovedenti a sostenere un esame di Fisioterapia.
Mi spiego meglio per chi non ha dimestichezza con queste cose. Non tutti sanno che nonostante si parli tanto dell'impegno che la collettività dovrebbe dimostrare nel sostegno di portatori di una disabilità, spesso si brancola nel buio per quanto riguarda l'organizzazione delle necessarie misure di sostegno.

Nel caso in questione il problema risiedeva nel fatto che l'esame era scritto, come si dice "a crocette", conseguentemente c'era bisogno di qualcuno che leggesse ai candidati le domande e compilasse il questionario sulla base delle loro risposte. Posso assicurare che dopo aver visto il foglio con le domande mi sono reso conto di quanto fosse necessaria la mia presenza: domande e opzioni di risposta erano scritte con un carattere piccolissimo e le fotocopie non dovevano essere venute bene perchè il colore del testo era grigio. Facevo fatica io stesso a leggere, non oso immaginare cosa potesse vedere il ragazzo che ho assistito. Mi sembra superfluo dire che è necessario un tutor per ogni studente.

L'esperienza è stata molto istruttiva soprattutto perchè mi sono reso conto una volta di più di quanto sia ignorante in materia, io non avrei mai saputo rispondere a tutte quelle domande. La cosa è un po' preoccupante perchè ve ne erano alcune sul Parkinson a cui non sarebbe male saper rispondere, a questo punto del mio corso di studi. Inoltre mi ha fatto piacere che alla fine tutti mi abbiano ringraziato calorosamente e mi abbiano invitato ad andarli a trovare all'istituto che frequentano (il Nicolodi, vicino allo stadio).
I ringraziamenti sono dovuti al fatto che NON AVREBBERO DOVUTO aver bisogno di me, infatti ci sono tutor "appositi" che dovrebbero fare il lavoro che ho fatto io... Ma pare che questi addetti non si presentino quasi mai (se ne dimenticano?) e spesso succede che alcuni ragazzi debbano rinunciare a fare l'esame per questo motivo! Questo è quello che mi ha riferito la mia mamma, il mio reclutamento si deve a lei! Per chi non lo sapesse la mia mamma lavora proprio all'istituto Nicolodi.

L'euforia è durata poco, perchè una volta a casa ho trovato mio fratello abbandonato sul divano (la sua posizione preferita...) che grazie ad un dolore addominale quasi provvidenziale è riuscito ad evitare di dare il suo contributo nel preparare da mangiare e nel rimettere a posto la cucina. I miei genitori tornano a casa oggi pomeriggio e lui è bravissimo a scaricare tutte le responsabilità sul prossimo (che in genere sono io). Oppure sono io troppo disponibile a farmi carico delle responsabilità? In ogni caso di sicuro la cucina non si rimette in ordine da sola, nè è accettabile che i miei vedano al ritorno la cucina trasformata in un campo di battaglia.

Bye
moody83
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domenica, 25 febbraio 2007, ore 17:27

Sono tornato! Dopo ben cinque giorni di silenzio propinerò oggi ai miei lettori una nuova recensione.

Pochi giorni fa ho finito di leggere un libro davvero gradevole. Si intitola "L'enigma di Cartesio" ed è scritto da F.Serror e H.Saboga. I due sono entrambi laureati in Filosofia e questo influenza decisamente la trama del libro.
Per quanto riguarda la trama la storia è ambientata nella Parigi del 1648, molto curata risulta la descrizione della città e dei suoi abitanti: una caratteristica che conferisce alla storia una ricchezza particolare.
Il protagonista è naturalmente lo stesso Cartesio che viene coinvolto suo malgrado nelle indagini sull'omicidio di un nobile cavaliere. L'idea che uno studioso come lui si trovi invischiato in affari di questo genere può apparire discutibile ai più, ma gli autori sono stati abilissimi a mettere d'accordo la sua figura con gli eventi che lo coinvolgono. A Cartesio viene affiancata la figura di Gaetan, un giovane appassionato di filosofia e sfegatato fan di Cartesio, che ben presto conquista la fiducia del maestro.
La storia procede seguendo i progressi di Cartesio e Gaetan, impegnati dall'inizio alla fine a scoprire quale sia l'arma del delitto: un'arma che sulla scena del crimine non è stata trovata, ma dotata di grande potenza a giudicare dalle condizioni del corpo della vittima. Durante le indagini i due incontrano personaggi realmente esistiti e per gran parte conosciuti, come alcuni "colleghi" di Cartesio, il Duca François de Vendòme e il Cardinale Mazarino; non voglio dire altro per non svelare troppi particolari e per non rovinare al sorpresa a chi desiderasse leggere il libro.
Parallelamente al corso della storia principale vengono raccontate le vicende che coinvolgono due misteriosi figuri, un tracagnotto e un gigante (in senso figurato, ovviamente..) che dimostreranno la loro funzionalità al racconto solo alla fine.

Per concludere esprimo il mio giudizio sul libro. Come ho già detto l'ho gradito molto e la buona suddivisione in capitoli si è rivelata utilissima per conciliare l'attenzione necessaria a seguire la storia con i miei impegni. Ritengo che la cura per l'ambientazione e per la definizione anche psicologica dei personaggi conferisca grande spessore al libro, che comunque riesce ad essere sempre gradevole. Inoltre la stessa struttura della narrazione riserva al lettore un ruolo di protagonista esterno nella risoluzione dell'enigma; quest'ultima alla fine è di pertinenza del lettore e non dei protagonisti. Non si capisce cosa voglio dire? Dopo aver letto il libro capirete!

Consigliato a: TUTTI.

Bye
moody83
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martedì, 20 febbraio 2007, ore 21:49

Stasera voglio andare a dormire presto, quindi scriverò appena poche battute.

Per cominciare voglio riportare un desiderio che mi è venuto oggi ma che non sono riuscito a realizzare. La bella giornata e la temperatura piuttosto mite mi hanno fatto venire una voglia di picnic travolgente. Dal momento che non sono mai stato il tipo che ama questo genere di cose me ne chiedo il motivo. In parte mi sono già dato una risposta, ma il fatto continua a sembrarmi molto strano.

Inoltre proprio poco fa mi è successo un fatto piuttosto insolito. Una visitatrice occasionale (credo) del mio blog mi ha contattato via messaggio privato e indicando il suo indirizzo MSN mi ha invitato a conoscerla.
Confesso che sono DIVORATO dalla curiosità: devo sapere perchè! La parte più vanitosa di me si chiede: "Per quello che scrivo sul blog?". Quella scettica ribatte: "Forse si tratta un'abitudine che questa visitatrice ha per poter chattare con gente sempre nuova?".
Ho provato a scoprirlo usando il messenger di Splinder, che ora pare funzioni, ma non ho avuto risposta. Mi sa che stasera dovrò andare a dormire in compagnia di questi atroci dubbi. Spero che il libro che sto leggendo mi distragga un po', altrimenti non prenderò sonno...

Per oggi chiudo qui.

Bye
moody83
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domenica, 18 febbraio 2007, ore 17:58

Oggi mi voglio dedicare ad un tema che non ho ancora toccato: la mia attività onirica.

Devo dire che nonostante sia sempre stato sicuro di sognare molto (lo fanno i miei simili e molti altri animali quindi non vedo perchè io no), quasi mai riuscivo a ricordare ciò che sognavo. Vista la carenza di materia prima in passato ho scoperto che ascoltare i sogni degli altri riusciva ad appassionarmi. Ascoltare qualcuno che racconta un sogno porta ad immaginare (è un'ovvietà, lo so) le scene e i personaggi; la stessa cosa che sono portato a fare quando leggo un libro: immagino scene e personaggi. L'esercizio mi piace e non è un caso d'altra parte se i libri mi appassionano da quando ho imparato a leggere. Chiaramente parlo di libri di narrativa.
Mentre però è relativamente facile trovare un libro da leggere, ben altra cosa è trovare qualcuno disposto a raccontare un sogno. I motivi ritengo siano vari. Il primo che mi viene in mente è proprio quello che succede a me: molti si svegliano senza ricordare, mentre altri dimenticano molto presto (si parla di minuti). Un secondo motivo potrebbe essere il legittimo dubbio sull'opportunità di condividere con un altro del materiale ad alto contenuto emozionale: un sogno può talvolta rivelare qualcosa che si vorrebbe tenere per sè. Un terzo motivo potrebbe essere il fatto che in fondo ricordare e poi esprimere in termini comprensibili sogni talvolta complessi non è semplice: molti desistono perchè hanno altro da fare. Motivi come questi se ne possono trovare a bizzeffe, non serve che li elenchi tutti.

Ultimamente però c'è stata un'inversione di tendenza, grazie soprattutto al fatto che ho trovato qualcuno che non solo mi mette a disposizione sogni su cui fare esercizio di immaginazione, ma mi permette anche di analizzare e commentare; per non parlare della possibilità di mettere in discussione i miei sogni. Devo ammettere che l'interesse per la materia è raddoppiato. Pian piano sto diventando più bravo io stesso a ricordare i miei quando mi sveglio. Non posso fare altro che ringraziare. Anzi, forse posso fare qualcosa di più sotto forma di pubblicità: il link è alla vostra sinistra.

Per oggi chiudo qui.

Bye
moody83
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venerdì, 16 febbraio 2007, ore 15:35

Oggi ho voglia di scrivere, ma non so cosa. Quindi dedico il post alle parole in libertà... Vediamo cosa ne esce...

Posso cominciare a dire che in questo momento (15.30) sto ascoltando un programma alla radio condotto da Luzzi e Bassignani, sulla frequenza 94.60 MHz. Molto carina, consiglio vivamente di ascoltarne qualche puntata. Ho scoperto questo programma da poco tempo, lo segue mio padre quando è in viaggio e grazie a lui ho sentito la prima puntata. Si chiama "Ho perso il trend". Peccato che la trasmissione sia in chiusura, ma è in onda tutti i giorni dalle 15.00.
Mentre finivo di scrivere di "Ho perso il trend" è cominciato un altro programma. Non perchè sia lento a scrivere, ma perchè ero impegnato anche in una chat via MSN Messenger; dal momento che sono scarsissimo nel multitasking ho perso un sacco di tempo. A seguire c'è un altro programma, sempre sulla stessa frequenza intitolato "Il Comunicattivo", condotto da Igor Righetti; oggi hanno intervistato Fabrizio Frizzi. Devo dire che una volta non lo sopportavo come conduttore televisivo, ma forse deve essere per il fatto che l'ho sempre visto accompagnato dalla più televisiva delle sorelle Carlucci: lei davvero non la riesco a sopportare! Oggi però sento di averlo un po' rivalutato, anche perchè ho scoperto che ha fatto una cosa che ho fatto anch'io... Mi sembra più vicino! Un punto a suo favore.
Sta per cominciare una nuova trasmissione: "Baobab", ma ora cambio argomento.

In questi giorni mi posso permettere di perdere il tempo così. Ieri l'altro (14 Febbraio) ho sostenuto un esame di Malattie Infettive. Risultato negativo, ma lo immaginavo. Mi sento stanchissimo, non ce la faccio più a studiare a ritmi forsennati, a fare un esame dopo l'altro. Oggi e per i prossimi 10 giorni sono in pausa coatta perchè non ci sono altri esami che posso preparare: quello di Malattie Infettive lo posso ritentare il 28 marzo e per l'8 mi sono iscritto per un'altro. Sono stanco, quindi ho deciso di staccare un po' la spina.
Stamattina dovevo andare a Careggi per chiedere di fare un po' di tirocinio in Pronto Soccorso, per imparare qualcosa di più pratico. Ancora non ho le idee chiare su come si visiti un paziente, o meglio so cosa si deve fare ma non COME. Conosco malattie dai nomi indicibili, ma non so ancora riconoscere un cuore sano da uno che sta per ammalarsi. Ed è grave. L'Università mi mette nelle condizioni di SAPERE, per il momento, ma non di SAPER FARE. Quindi io sarei anche a posto, più o meno. Purtroppo però la Medicina è una disciplina essenzialmente pratica e lo studio sui libri mi pare ben poca cosa rispetto a quello che davvero servirebbe per il lavoro che vorrei fare. C'è qualcosa che non torna se per l'ultimo esame (SMC3) ho studiato come si legge l'elettrocardiogramma e come le malattie cardiache si manifestano attraverso questo, ma in fin dei conti se ne avessi davanti uno e non sapessi che malattia devo riconoscere non saprei che fare. E questo è altrettanto grave. Perchè se pure ho superato l'esame in fondo non ho imparato nulla. Questo fatto mi provoca un fastidio indescrivibile.
Preso da queste preoccupazioni non sono uscito di casa. Ormai andrò a fare tirocinio da lunedì. Forse.

Dopo un'ora al computer mi è venuta voglia di uscire. Quasi quasi vado... Ci sono alcune commissioni che rimando da troppo tempo ormai. Deciso! Vado.

Alla fine pare che gli argomenti per scrivere vengano fuori, nonostante tutto. Anche se con questa storia dei miei studi ho paura di ripetermi un po' troppo. Avevo deciso di ricominciare a scrivere poesie, ma il progetto rischia di fallire: non trovo l'ispirazione. Il racconto a puntate non mi convince del tutto, ma lo continuerò su esplicita richiesta di pochi lettori. L'università occupa troppo posto nei miei pensieri, d'altra parte occupa spazio che altrimenti resterebbe vuoto; purtroppo occupa il vertice delle mie priorità. Ma la cosa non mi esalta, la manderei volentieri in seconda o terza posizione. Ma in prima e seconda posizione per il momento non so davvero che metterci.

Ora vado davvero! Vi saluto, pazienti lettori.

Bye
moody83
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mercoledì, 14 febbraio 2007, ore 17:19

Puntata 4

Forse è stato solo un sogno


Molly sta camminando in un ambiente molto insolito. Se ne rende conto bene. Non c'è niente che le ricordi casa sua. Si ferma. Si guarda intorno e vede solo una distesa piatta e tutta uguale. Sente freddo e non sa dove andare. Cerca qualche punto di riferimento, ma non ne trova. Cerca di guardare più lontano possibile, ma la sua visibilità è ostacolata da una fine nebbiolina che riflette il colore dominante dell'ambiente: giallo-arancio. Molly comincia a provare una netta sensazione di sgomento. Una volta la sua più alta aspirazione era abbandonare la sua nicchia e vedere posti nuovi. Ma ciò che vede non le piace per niente, sente di voler tornare a casa. Vorrebbe piangere, ma non ci riesce.
All'improvviso si sente più pesante e si accorge che qualcosa la sta tirando in basso. Cerca di liberarsi, ma ogni sforzo è inutile e anzi peggiora la sua situazione. Il suo sgomento si trasforma dunque in terrore e continua a dimenarsi sempre più forte. Ma nulla sembra sufficiente per scampare a quella morsa. Inesorabilmente Molly sprofonda sempre di più, fino a non vedere più la tenue luce giallo-arancio e tutto torna buio. Molly si sveglia in un bagno di sudore: era solo un sogno.

Apre gli occhi. Non si trova in un deserto. Ma in un luogo molto più familiare. Le sembra di riconoscere molte caratteristiche del paesaggio. Comincia a sentirsi meglio, le sembra di sentire l'aria di casa. Ma non c'è il traffico indiavolato a cui è abituata, al contrario vede molto poco movimento. Ma non ci fa troppo caso, contenta com'è di essere tornata a casa.
Si incammina per arrivare il prima possibile a Redville e non ha problemi con le indicazioni stradali, avanza con sicurezza e ormai gli eventi della notte prima sono un ricordo. Arriva persino a pensare di aver sognato tutto, ma non è poi così sicura. Ora le interessa solo arrivare presto alla sua nicchia.
Incrocio dopo incrocio, svolta dopo svolta, Molly sente di avvicinarsi sempre più alla sua meta e il traffico scarso le permette di procedere ad una velocità mai provata. Di una cosa si stupisce però: dopo tanto camminare non ha ancora trovato una pattuglia. Sente qualche sirena in lontananza, nulla più. "Strano!" -pensò- "Di solito i controlli sono più frequenti! E poi non capisco come ho fatto a svegliarmi così lontano dalla mia nicchia... Deve essere stato tutto un sogno! Lo spero proprio!"

I suoi pensieri vengono interrotti bruscamente da qualcuno di fianco a lei che la scuote energicamente. "Molly! Ehi Molly! Sei proprio tu?" Mette a fuoco il suo interlocutore e finalmente capisce. "Molly! Non mi riconosci? Sono Sally!"
Molly si sente quasi svenire. La notte prima aveva visto con i suoi occhi il palazzo dell'amica cadere sotto i colpi della misteriosa struttura metallica. "Forse è stato davvero un sogno!" pensò.
Sally, con le lacrime agli occhi, si getta fra le braccia di Molly e con la voce rotta dal pianto dice: "Tutta Redville era in fiamme... Il cilindro metallico stava devastando tutto... Avevo paura che non ce l'avessi fatta!"

Dopo le sensazioni di sgomento e di gioia Molly viene presa ora da una profonda inquietudine. E le parole che vorrebbe dire all'amica le muoiono in gola.

Fine puntata
moody83

venerdì, 09 febbraio 2007, ore 22:34

Ho da poco finito di leggere un altro bel libro, si intitola "Appunti di un giovane medico", M.A.Bulgakov. Ve ne parlo un po'.

Tanto per cominciare devo dire che è un libro che mi è piaciuto davvero molto, anche se ho la sensazione che non sia adatto a chi non studia o ha studiato Medicina. Infatti è una raccolta di episodi a quanto pare vissuti in prima persona dallo stesso Bulgakov, durante il periodo in cui ha lavorato come medico. Come tutti gli appunti che si si rispettino è scritto in prima persona, ma il protagonista porta un altro nome.

Come stavo dicendo le sue parole hanno una valenza particolare, che credo solo un medico o un aspirante tale possano apprezzare. Il protagonista si è appena laureato e come primo incarico gli viene affidata la dirigenza di un ospedale sperduto nella campagna russa. Ci tengo a dire che ai giorni nostri sarebbe un sogno avere un incarico del genere subito dopo la laurea, infatti per i miei contemporanei in genere c'è da aspettare almeno di compiere 45 anni prima di diventare dirigente di qualcosa; di primari trentenni non ne conosco, ma c'è anche da dire che la nostra organizzazione sanitaria è diversa da quella della Russia degli anni '20.
Fin dall'inizio mi sono identificato nella figura del protagonista neolaureato, che ha una preparazione basata essenzialmente su ciò che ha studiato sui libri (anche in passato si faceva poca pratica all'Università) e nutre i medesimi dubbi e incertezze che sono anche i miei. Nemmeno lui all'inizio è sicuro di dove mettere le mani, o di come condurre un intervento chirurgico; se la cava però egregiamente. Anche quando gli si presentano casi difficili riesce a cavarsela brillantemente, spesso non perchè sia esperto ma per fortuna. Esegue la sua prima amputazione sudando freddo, ma alla fine arriva a meritare l'ammirazione dei suoi infermieri, che di amputazioni erano già esperti. Pian piano riesce però ad acquisire quella sensibilità e quella capacità che da sole FANNO il medico. E' proprio questa crescita graduale che mi ha appagato di più.

La Medicina non è una materia che si può studiare sui libri e basta. Non è sufficiente conoscere tutte le malattie, come si presentano e come si curano, se non impari a RICONOSCERLE. Non serve a nulla sfogliare ogni sera l'atlante anatomico se mai hai presenziato ad almeno un'autopsia, che comunque non basta. Sembra incomprensibile, ma per fare il mio esempio le conoscenze che ho acquisito fino a questo momento sono indubbiamente notevoli, ma manca la pratica. Io sono in grado di parlare per almeno mezz'ora della tubercolosi (per fare un esempio) senza fermarmi un attimo: ma voi credete che se avessi dinanzi a me un uomo con questa malattia me ne accorgerei? Forse sì, ma io non ne sono così sicuro. Ho un bellissimo fonendoscopio a casa, ma su chi lo dovrei usare? Soprattutto quando, se dopo un esame devo prepararne subito un'altro? A noi studenti è permesso fare pratica in reparto, dove vogliamo (primario permettendo), ma il tempo dedicato a queste attività è rubato allo studio.

Questo post assomiglia sempre meno ad una recensione. Meglio così. Non sono un critico letterario. Devo concludere comunque, perchè comincio ad avere sonno, segnalo un capitolo di questo libro: il penultimo. Parla di un collega del protagonista che per superare la depressione e la fatica del lavoro finisce per diventare dipendente dalla morfina. E' un episodio carico di umanità e mi ha colpito molto.

Raccomando il libro ai miei amici che studiano Medicina, perchè spero riescano a provare le sensazioni che ho provato io.
Raccomando con riserva il libro a chi di Medicina non sa nulla e non vuole sapere nulla, perchè è un libro ben scritto e molto istruttivo per chi non conosce la materia. E soprattutto si legge in poco tempo.

Bye
moody83
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mercoledì, 07 febbraio 2007, ore 19:39

In questi giorni la mia testa è molto occupata.

Sto pensando all'esame del 14 Febbraio, di Malattie Infettive, ma tutto sommato sono a buon punto: ho finito il programma e ora mi attende una settimana di ripasso. Non sento più quella pressione che mi faceva impazzire solo poche settimane fa e mi fa piacere. Però continuo ad essere poco concentrato, sarà per la presenza del computer sulla scrivania... Sto valutando se spostarlo.

Sto pensando che ormai è finito Gennaio, che con i suoi giorni di euforia e quelli di profonda difficoltà tutto sommato è stato molto ricco di avvenimenti. E non posso dire di essere del tutto insoddisfatto di questo inizio d'anno. Anzi! Ma ora sono tornato alle occupazioni quotidiane, ai miei ritmi normali di studio, tutto torna come è sempre stato. Ogni giorno assomiglia all'altro: tranquillo e vuoto di novità. Che noia!

Sto pensando a problemi forse più grandi di me. Mi sto cominciando a sentire un po' misantropo. Lo confesso. In questi ultimi giorni sto combattendo con il ribrezzo che mi ha provocato l'esito della ennesima domenica di follia "calcistica" (le virgolette sono d'obbligo). Continuo a rivedere le immagini che hanno trasmesso ai telegiornali, continuamente. Ragazzi catanesi per strada. Fuoristrada della polizia che cercano di contenerne l'impeto. Violenza. Presidenti della FGCI che sostengono l'inevitabilità di vittime negli scontri del fine settimana, come se la morte di un essere umano potesse essere un "incidente di percorso". Politici che accusano le società sportive, le società sportive i politici: sembrano tanti galli in un pollaio. Gente che equipara gli scontri con fanatici (e finti) tifosi agli episodi del famoso G8: "Quel giorno morì un ragazzo ed oggi muore un poliziotto". Sedicenti tifosi che aspettano la domenica per sfogare gli istinti più bassi, forse perchè non hanno ricevuto abbastanza dalla società, forse disoccupati: come se la loro condizione li esimesse dall'essere civili.
VIOLENZA...
...IPOCRISIA...
...TOLLERANZA
Una domanda mi martella nella testa: MA CHE CI FACCIO IO IN MEZZO A TUTTO QUESTO SCHIFO?
In certi momenti mi viene da invidiare il moralismo che è tanto in voga in altri Paesi, forse è meglio essere circondati da bacchettoni invece che da uomini pronti a trasformarsi in bestie. O forse no... Non so davvero.

E se smettessi di leggere giornali e di guardare la televisione? Bella soluzione, potrei far finta di non vedere e di non sentire. Per quanto? D'altra parte non credo di poterlo veramente fare, odio scappare di fronte alla difficoltà. Non posso rinunciare ad essere quello che sono. Non voglio.

Sono molto confuso. Non so nemmeno come chiudere questo post. Per la verità non so nemmeno come mi sia venuto in mente di aprirlo. Forse spero in un buon suggerimento dai miei lettori. Mi sento soffocare da tutto ciò e magari c'è qualcuno che mi può spiegare come fare a respirare un po'. Non chiedo tanto: un paio di boccate d'aria, poi se è necessario ritorno in apnea.

Bye
moody83
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domenica, 04 febbraio 2007, ore 19:10

In questi giorni non ho tanta voglia di scrivere. Mi sembra quasi che mi manchino gli argomenti, ma a ben pensare non è così. Avete presente quelle immagini di deserto e in cui si vede ruzzolare una balla di cespugli secchi? Mi pare che si tratti di cespugli, non è così? Altrimenti cos'altro c'è nel deserto che può ruzzolare? Il punto è che la sensazione è paragonabile a quella. Silenzio. No, c'è il soffio del vento. Il nulla, solo arbusti secchi. La sabbia. Il caldo secco. Avrà un significato questa immagine?

Un argomento di cui si potrebbe parlare potrebbe essere proprio questo: le immagini.

Io non so se si tratta di una cosa solo mia, ma mi sono accorto che in base a come mi sento mi viene da pensare a paesaggi o altre immagini di varia natura. Magari qualcuno mi potrebbe dire se non sono l'unico a fare questi pensieri.
Oggi la sensazione predominante è quella di noia (nonostante debba studiare...), dunque si spiega il deserto. Ricordo che in un momento particolarmente felice mi sentivo davvero "tra le nuvole". Altre volte, anche recentemente, la sensazione di furia repressa e di impotenza mi ha fatto pensare spesso ad un'immagine particolare, direi ricorrente. Ne parlo brevemente.
Qualcuno di voi ha mai visto il cartone animato (o dovrei dire "animazione", per seguire la moda?) di Dragon Ball? Avete presente quando i personaggi prima di lanciarsi all'attacco cominciano ad emettere una luce bianca o gialla? Ecco, io ho un'immagine simile. Nel senso che mi sento chiaramente avvolto da qualcosa simile ad una fiamma: attorno a me non c'è nulla (ovviamente!), ma ho la netta impressione che ci sia. E' una sensazione molto particolare. Non mi prendete per folle!

Non so come definire queste sensazioni. Non sono solo delle immagini fugaci, ma hanno una durata di gran lunga superiore. Sono talmente coinvolgenti che assomigliano a sogni ad occhi aperti. Dico così perchè non poche volte mi sono accorto di fermarmi anche per un minuto con lo sguardo fermo e sfuocato, immerso nella mia immagine. Per una manciata di secondi è come se perdessi ogni contatto col mondo. Nemmeno sento chi mi chiama, ai miei amici forse qualche volta è capitato di vedere uno di questi momenti di assenza, anzi sicuramente.

Non so perchè succeda questo fenomeno, ma se dovesse aggravarsi troppo credo che mi farò curare, ma da uno bravo! Per fortuna (o no?) mi succede spesso mentre studio, ma mai è successo alla guida dell'auto o durante un esame: insomma, non succede quando la mia mente è fortemente impegnata. Mentre studio invece la tentazione di evadere è troppo forte e cedo. Quindi dubito che sia qualcosa di patologico.

Per oggi chiudo qui. In futuro cercherò di trattare argomenti più gustosi. Gli argomenti ci sono, ma non sono adatti ad essere scritti perchè mi fanno sentire avvolto da una fiamma vivace. Aspetterò un po' per domare la sensazione che mi provocano e poi forse ne parlerò sul blog.

Bye
moody83
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