martedì, 30 gennaio 2007, ore 18:11
Mi sembra che ultimamente il blog sia davvero poco vitale. Sarà che il racconto a puntate è troppo incomprensibile ai più... Per cercare di risolvere la situazione oggi parlo di qualcos'altro, di cosa faccio nelle numerose pause che mi concedo mentre studio.
Ebbene, oltre a navigare su internet e a seguire un gioco di strategia on-line, mi piace leggere qualche pagina di giornale (quotidiano). Dovete sapere innanzitutto che io ho l'abitudine di soffermarmi poco sulle prime pagine, che contengono sempre articoli di politica interna o di politica estera (leggi: guerra); sono argomenti interessanti, tutto sommato, ma mi provocano una sensazione di oppressione indescrivibile e quasi fisica. Preferisco dunque orientare la mia attenzione verso le pagine dove sono pubblicate le lettere dei lettori e i commenti dei giornalisti; dunque preferisco le opinioni alla cronaca. Soffro lo stesso a leggere, perchè in fondo si parla sempre di attualità, ma per meno tempo; mi sembra di sopportarlo meglio. Leggo anche periodici e in questo caso vado sempre a cercare per prime le pagine di motori e di cucina.
Un articolo mi ha particolarmente colpito qualche giorno fa. Riportava il risultato di una recente indagine della FAO, secondo cui il 18% circa della produzione di gas serra è prodotto dall'allevamento di animali. Insomma, pare che per cercare di salvare il nostro pianeta sarebbe consigliabile rinunciare alla nostra abitudine di mangiare carne; una nutrita schiera di vegetariani ha garantito che si vive benissimo anche senza carne, ma devo dire che non mi sono convinto del tutto. Anche quando ho realizzato che in effetti per "produrre" 1Kg di carne bisogna che il nostro animale mangi molto più di 1 Kg di mangime: gran parte dell'energia ricavata dalle piante viene spesa dall'animale per muoversi o per la termoregolazione corporea, solo una piccola parte rimane sotto forma di "carne".
Poi ad un certo punto, improvvisamente, mi sono messo a ridere come un bambino; ho immaginato di vedere gli allevatori montare il catalizzatore alle mucche! Avrò riso per almeno 5 minuti... Poi per fortuna (delle mucche) ho scoperto che per inquinamento si intendeva quello delle macchine agricole dedicate alla coltivazione dei mangimi per l'allevamento intensivo. Secondo la FAO e i vegetariani smettendo di allevare e di produrre mangimi l'inquinamento si potrebbe ridurre molto.
Ma a questo punto mi è venuta in mente una domanda, seria. Se dovessimo cominciare tutti ad alimentarci a vegetali quelle ampie aree destinate alla coltivazione di mangimi dovrebbero essere riconvertite per produrre "mangime per noi". Mi sembra sensato. Non mangiamo animali ma dobbiamo coltivare più verdure. Togli da una parte ma devi prendere dall'altra.
MA............
Non si torna al punto di partenza? Saranno sempre utilizzate macchine agricole inquinanti, concimi, pesticidi... Non mi venite a dire che si potrebbe ricorrere all'agricoltura biologica, perchè per mantenere grandi volumi produttivi non è economicamente plausibile. O mi vogliono fare credere che semina e raccolta saranno fatte a mano? Io sono dubbioso.
A parte gli scherzi, il problema dell'inquinamento globale e delle risorse che dilapidiamo ogni giorno è grave, ma dubito che si possa risolvere con idee del genere. Io sono anche disposto a mangiare meno carne, ma non credo proprio che diventare vegetariano sia la soluzione definitiva. Che dire dello sviluppo di fonti di energia alternativa? Se le macchine agricole fossero elettriche e l'elettricità potesse essere prodotta in modo ecologico potremmo continuare a mangiare carne? Poi c'è anche il problema della progressiva distruzione delle foreste per far spazio alle coltivazioni, la distruzione degli ecosistemi... Mi vogliono prendere in giro questi della FAO? Diventiamo tutti vegetariani e il mondo si salverà? Io non colgo la sostanziale differenza tra coltivare per gli animali da allevamento e per noi. Voi la cogliete?
E' tutto per oggi.
Bye
moody83
lunedì, 29 gennaio 2007, ore 16:27
Oggi ho sostenuto per l'ennesima volta quel maledeto esame di SMC3. L'ho superato e sono davvero molto contento oggi. Ma voglio raccontare più in dettaglio come è andata.
Dovete sapere che la volta precedente sono riuscito a superare l'esame con due professori e mi hanno concesso la grazia di annotare i miei voti su un foglio per poi dover sostenere uno solo dei 4 esami (quello in cui mi hanno bocciato); uno dei voti era un po' basso (Pneumologia) e per questo mi hanno suggerito sostenerlo di nuovo la volta successiva. Pensate che abbia fatto così? Ovviamente no.
Oggi ho dunque sostenuto solo l'esame di Cardiologia, poi ho consegnato il foglio e sono uscito ad aspettare. Mi hanno richiamato per dirmi che mi conveniva rifare Pneumologia, dicendo che quel 18 mi avrebbe abbassato troppo la media e a seguire mi hanno fatto tutti discorsi inutili da professore. A questo punto ho calato tutte le carte. Ho detto che avevo ripetuto per ben 5 volte l'esame, che avevo perso l'anno, che ormai quello per me non era più un esame ma un incubo. Tutto con una freddezza per cui due miei amici presenti mi hanno fatto i complimenti.
Alla fine mi hanno verbalizzato il voto, un misero 22, che ho accettato senza problemi. Così anche questo esame è fatto! Ma quanto mi sono piaciuto, mentre dicevo tutte quelle cose ai professori... Troppo. Certe volte mi sento veramente innamorato di me, altre non mi sopporto per niente; che sensazione strana!
Per concludere la mattina ho fatto una puntatina ai Gigli con quei due miei amici, mi serviva un filtro ADSL nuovo che non ho trovato, li avevano finiti.
Tirando le somme, dunque, ho realizzato la seconda impresa dell'anno. Ne avevo pianificate 3. Vado bene, a quanto pare!
Ora devo uscire a fare un po' di spesa. Saluti.
Bye
moody83
giovedì, 25 gennaio 2007, ore 21:53
Oggi parlerò dell'ultimo libro che ho letto, "La neve era sporca" di G.Simenon.
Il suo stile mi piace, anche se devo dire che spesso indugia su ritmi un po' troppo lenti ed è questa la unica critica che faccio; mi piace in particolare la sua capacità di approfondire il carattere dei personaggi più importanti.
L'ultimo romanzo che ho letto è tutto centrato sulla figura del protagonista, Frank Friedmaier, un ragazzo che ad appena diciannove anni già è corrotto profondamente nell'anima. E' inverno, c'è la neve e fa decisamente freddo, una guerra (la Seconda Mondiale) fa da sfondo ad una ambientazione decisamente opprimente, grigia. Fin dall'inizio si intuisce che la sua vita è segnata e che la sua fine è spaventosamente vicina. A quanto pare anche Frank lo sente, ma per il suo carattere sprezzante di tutto e di tutti non se ne cura, non ne è spaventato.
Frank è un ragazzo disposto a mentire, a tradire e ad uccidere per il solo gusto di sentirsi "iniziato alla vita". Frank sembra non avere moralità, non ci sono cose giuste o sbagliate per lui, è indifferente nei confronti del mondo che gli gira intorno e agisce di conseguenza. Nemmeno per un istante si sente colpevole e questo è il lato più drammatico del suo carattere; i "cattivi" dei film compiono i crimini più efferati, ma in fondo sanno di fare qualcosa di sbagliato e devono convivere con il peso (più o meno gravoso) di questo, lui no. Un vero "cattivo" può in casi eccezionali pentirsi, lui no.
Non ha affetti e non ne vuole, li rifiuta sdegnosamente; odia la madre quando si preoccupa di lui, odia le dipendenti di sua madre se provano compassione, odia il prossimo.
Frank è circondato da personaggi secondari che conservano almeno una scheggia di umanità, in tutti i sensi (positivi e negativi); Frank è un elemento estraneo fra loro, come una goccia di acqua in un bicchiere di olio. C'è un personaggio che per Frank spicca rispetto agli altri: Holst, il suo nome, che abita nel suo palazzo; Holst è l'unico che non reagisce nei suoi confronti, non parla e non lo guarda, non lo odia e non lo compatisce. Tale comportamento irrita oltre ogni limite Frank.
Nonostante Frank sia un alieno nei confronti del mondo che lo circonda c'è qualcuno disposto a concedergli amore e affetto, ma lui si sottrae costantemente anche rischiando di danneggiare seriamente la dignità altrui. Sua madre, ad esempio, ma soprattutto la fanciulla della porta accanto (Sissy), che come norma vuole finisce per innamorarsi di lui; una fanciulla onesta, ingenua e di famiglia povera: irrimediabilmente cotta del mascalzone di turno. Ma si sa, i mascalzoni hanno fascino. Una ragazza che viene gravemente ferita nell'animo da Frank.
Frank ha la salute, il denaro, l'amore: potrebbe essere felice. Ma la sua natura lo impedisce. E questa incapacità di cambiare lo accompagnerà finoall'esecuzione capitale: una pena che lui accoglie tutto sommato di buon grado.
Non so che giudizio dare a questo romanzo. Mi ha coinvolto, certo. Ma non credo di aver gradito molto il colpo di scena (ma nemmeno poi tanto) finale in cui Sissy va a trovare Frank detenuto e gli dichiara il suo amore. Nemmeno mi è piaciuto il fatto che alla fine Frank identifichi in Holst il padre che non ha mai avuto. Non mi è piaciuto! D'altra parte in un modo o nell'altro il romanzo doveva finire, mi viene da pensare. Però avrei gradito un finale diverso.
Ho riportato traccia della trama, se qualcuno si sentisse curioso di scoprire tutto il resto lo può anche fare. I libri vanno letti prima di giudicare. "La neve era sporca" è un libro che si può leggere senza timore di perdere il proprio tempo. Ma se si ha di meglio sotto mano...
Chiudo qui perchè comincio ad avere sonno.
Bye
moody83
mercoledì, 24 gennaio 2007, ore 22:00
Puntata 3
Un bruttissimo risveglio
Manca poco più di un'ora al sorgere del nuovo giorno e tutto procede con insolito ordine. Forse la popolazione si sta abituando ai ritmi di lavoro e infatti pare meno frequente anche sentire esclamazioni di protesta: nei giorni precedenti non si sentiva quasi altro. Inoltre pare che il rispetto delle regole di circolazione sia assoluto. Nessun suono di clacson, si sente solo solo il rumore instancabile del traffico e della città che si sta preparando ad affrontare un'altro giorno. La macchina produttiva è finalmente a regime.
Molly dorme beatamente nella sua nicchia. Sta sognando come al solito di partire a bordo di un razzo e di superare il cielo sopra di lei, si immagina in un mondo di luce e di vedere sotto di sè la sua frenetica città; immagina Sally al suo posto di lavoro e con malinconia pensa che mai più la rivedrà; immagina la sua Accademia di Maturazione che chiude dopo la sua partenza, senza di lei non ha più ragione di esistere; immagina tutti i suoi allievi ormai maturi e pronti a dedicare alla Federazione tutte le loro capacità, quelle stesse che lei ha tramandato loro: si sente orgogliosa; immagina tutte le sue ancelle che la salutano con fazzolettini bianchi e rosa, con le lacrime agli occhi. Ma più di tutto Molly pensa ai meravigliosi mondo che scoprirà ed è felice.
La sua navicella è un gioiello di tecnologia, ha due motori a reazione, una fusoliera dalla linea filante, una plancia piena di lucine colorate e con tanti pulsanti, interni con rifiniture cromate, un ampio parabrezza con una coppia di tergicristalli con profili aerodinamici, il navigatore satellitare e il lettore Mp3.
Gli altoparlanti diffondono le note di "Leave" dei Radiohead e la nostra viaggiatrice rivolge un'ultimo sguardo al mondo che si sta lasciando indietro; una lacrima le solca il viso e lei si appresta ad asciugarla con il dorso della mano. Ma in tale impeto di emozioni Molly non si è accorta di un sommesso cigolìo, che improvvisamente si fa più forte e viene accompagnato da un brusco scuotimento della fusoliera. Non ha ancora riacquistato il controllo di sè quando la plancia comincia ad illuminarsi di tutti i colori e gli avvisi sonori dei vari strumenti di bordo fanno a gara a chi suona più forte. Si accorge che sta precipitando e il terreno sotto di lei è in preda ad un furioso incendio. Con tutte le sue forze si mette ad urlare.
Molly si sveglia urlando e lo spavento è tale da farla cadere rumorosamente dal suo giaciglio. Attorno a sè vede la sua nicchia, i suoi riconoscimenti ufficiali appesi alle pareti, è a casa sua. Ma sente ancora quel rumore, che da cigolìo è diventato tuono. Dopo pochi attimi di sgomento apre la porta della sua nicchia per capire da dove venisse tanto baccano. Lo spettacolo che si trova davanti agli occhi è apocalittico. Folle di cittadini sono in preda al panico, c'è chi scappa da una parte e chi dall'altra, molti vengono travolti da quelli che seguono; sembrano tutti scappare da qualcosa, ma Molly non riesce a capire da cosa. Prova a cercare l'origine del fortissimo rumore e capisce di averla dietro le spalle. Si volta di scatto. E vede qualcosa di terribile.
E' una struttura metallica molto lunga e di forma cilindrica, che dal cielo si abbatte furiosamente sul terreno distruggendo tutto ciò che incontra sul suo cammino. E' stato distrutto il palazzo poco vicino e al prossimo affondo sarà colpito quello di Molly. Così accade. Il fragore dell'impatto la travolge e lei come ultima forma di difesa prova a buttarsi istintivamente a terra. Poco prima di perdere i sensi Molly sente di essere sollevata bruscamente dal terreno e attorno a sè riesce a sentire solo urla di disperazione. Poi il buio.
Fine puntata
moody83
domenica, 21 gennaio 2007, ore 20:50
Oggi mi faccio risentire dopo una pausa di alcuni giorni. Purtroppo sono ancora un po' scombussolato e stasera ho un mal di testa devastante, ma non voglio rinunciare a dare qualche segno di vita a chi mi legge.
Domani tornarò a studiare per il famoso esame super-bastardo, con una novità: mi sento carico come non mai, il 29 gennaio andrò a fronteggiare quella infida commissione e dimostrerò di che pasta è davvero fatto Luca!!! Ho chiuso con i crolli psicologici e con le carenze di autostima. Sono determinato a superare l'esame e ad uscirne a testa alta. Ho dimostrato a me stesso di essere in grado di fare sforzi di discreta rilevanza e ho scoperto di avere capacità fisiche che non credevo di avere: quei professori mi fanno il solletico al confronto! Domani ripasserò un po' con Niccolò, che è tornato da Barcellona per sostenere lo stesso esame il 23 e mi sento più determinato che mai.
Il mal di testa mi ricorda però che non posso trattenermi troppo stasera a scrivere, dunque concludo con alcuni ringraziamenti:
1) ringrazio chi mi è stato vicino in questi ultimi giorni,
2) ringrazio chi ha pensato a me in questi giorni non potendo starmi vicino,
3) ringrazio tutti quelli che mi hanno telefonato in questi giorni (e io gradisco tanto le telefonate...),
4) ringrazio chi mi dice sempre che sono una persona speciale (spero non vi stanchiate mai...).
Per oggi basta. Domani penserò a qualcosa di più succoso da scrivere, altrimenti nessuno visiterà più questo blog. Oggi proprio non ce la faccio.
Bye
moody83
mercoledì, 17 gennaio 2007, ore 20:51
In questo post comunico a chi mi conosce e sa quali siano i miei programmi in questi giorni, che domani 18 Gennaio 2007 realizzerò uno degli impegni importanti dell'anno appena iniziato. Mi farò onore, lo prometto!
Questo è tutto! Per il momento.
Bye
moody83
mercoledì, 17 gennaio 2007, ore 16:32
Puntata 2
Una vita in una nicchia
Nella sua nicchia la direttrice Molly dorme coccolata dalle sue nutrici personali. Sta sognando di viaggiare nello spazio e di allontanarsi dalla sua noiosa città. Improvvisamente il suo sonno viene interrotto dallo squillo del telefono. La direttrice accosta il telefono all'orecchio e con voce impastata risponde.
Molly> Sì? Chi rompe?
Sally> Ma sono tua sorella Sally! Stavi dormendo?
M> Chi rompe?
S> MOLLY! Sveglia!
M> Sally?
S> Ma ti sembra il momento di dormire? Con tutto il lavoro che c'è da fare? Devi continuare a sostenere la produzione! Non ci possiamo fermare! Non ci DOBBIAMO fermare! Abbiamo delle responsabilità, sai?
M> Ma un pisolino... Mi sono stancata molto oggi!
S> Siamo tutte stanche, ma le nostre responsabilità vengono prima! Se ci fermiamo noi tutto il programma di maturazione va all'aria!
M> Lo so... Ma se ho sonno che ci devo fare?
S> Fatti un caffè e svegliati!
M> Sono sveglia, ora... Grazie a te...!
S> Come procede il programma di reclutamento?
M> Bene! C'è qualche lamentela per i tempi molto serrati. Le nutrici fanno bene il loro lavoro. I rifornimenti sono appena sufficienti, il ferro non ci manca. I Centri Superiori stanno facendo bene il loro lavoro! Mai si erano visti approvvigionamenti tanto abbondanti!
S> Bene, continua così! Il tuo compito è facile: produrre e produrre. Tramandare la tua esperienza ai tuoi sottoposti. E' semplice tutto sommato!
M> Già... Troppo semplice... E dire che ho sempre desiderato viaggiare, vedere posti nuovi. Invece sono sempre qui... IN QUESTA MALEDETTA NICCHIA, SEMPRE LA STESSA!
S> Ma se vuoi puoi farti un viaggetto nella Federazione, è tanto grande... Io l'ho fatto e mi sono divertita molto!
M> Sì, ma tanto bisogna sempre tornare in un posto uguale a quello da cui sei partita! Sempre in una nicchia ti mettono!
S> Ma è la nostra natura! Siamo nate per fare questo lavoro. Dobbiamo farlo fino alla fine. Poi il cibo è abbondante, il lavoro non è tanto gravoso, la fatica è tutta riservata ai nostri sottoposti. Ma che cerchi di meglio?
M> E dopo essere arrivati alla fine?
S> E dopo niente! E' finita! Cosa vuoi che ci sia dopo la fine?
M> Io so che un giorno lascerò questo mortorio, fosse l'ultima cosa che faccio!
S> Sì, sì, va bene. Tanto con te non si riesce mai a parlare! Ma torna al lavoro! Non distrarti con i tuoi sogni! Ciao Molly!
M> Ciao Sally!
Dopo aver chiuso la telefonata Molly borbotta qualcosa di incomprensibile. Poi prende dalle mani di una nutrice un bicchierone pieno di un liquido trasparente e lo beve di un fiato. Pochi secondi dopo una esatta copia di Molly varca la porta e abbandona la nicchia, con gli ordini della direttrice in una mano. Molly torna a dormire.
moody83
martedì, 16 gennaio 2007, ore 14:12
Puntata numero 1
Agitazione in città
C'è una fervente attività nella ridente città di Redville, capitale di Marrow, i ritmi di lavoro sono elevatissimi, la popolazione è molto agitata e per la strade del centro è facile udire qualche parola di stizza. C'è anche molto traffico, un vagone di un convoglio che trasporta ferro si è rovesciato provocando molto disordine: pare che un gruppo di passanti abbia cominciato a saccheggiare il prezioso carico. I tutori dell'ordine hanno faticato molto per far tornare tutti nei ranghi. Nonostante questi episodi il lavoro procede senza sosta e senza altri intoppi rilevanti.
Da qualche settimana il Consiglio dei Saggi della Federazione ha cominciato ad inviare ordini sempre più pressanti per l'incremento della produttività, i centri di reclutamento di Marrow sono letteralmente assediati da giovani che cercano in ogni modo di evitare con qualsiasi scusa l'arruolamento. Nei locali pubblici ormai non si parlava d'altro, solo dei turni massacranti e della congestione delle strade; proprio in uno di questi, lo Stroma's, si sono dati appuntamento due giovani allievi trasportatori per la pausa pranzo.
Greg e Mel sono due giovani reclute dell'Accademia di Maturazione, entrambi sono figli della direttrice Molly; siedono in questo momento ad un tavolo e una graziosa cameriera sta servendo loro da bere. Greg sta seguendo i movimenti della cameriera fin dal suo arrivo, ma il suo sguardo pare fisso nella contemplazione della spilla che lei ha sul petto e che porta scritto a caratteri scintillanti "Nutrice".
Mel> Greg? Mi stai ascoltando? Fratello?
Greg> Eh? Ehm... Sssì... Che stavi dicendo?
M> Guardami negli occhi quando ti parlo!
G> Dimmi!
M> Ti stavo dicendo che sono stanchissimo. Oggi gli esercizi in cortile mi hanno sfiancato! Il coach dice che devo fare fiato, che devo imparare a prendere più ossigeno!
G> Non me ne parlare... Oggi ho seguito una lezione noiosissima di chimica circa l'equilibrio acido-base, il prof ha parlato di bicarbonato e di altre cose, ma ci ho capito poco!
M> Va bene, parliamo d'altro... Di lei che mi dici?
G> Di chi? (puntando in alto lo sguardo)
M> Non fare il finto tonto. LEI!
G> Ah, lei... Si vede molto?
M> Eh, sì!
G> Eppure sono tanto discreto...
M> Se quella la chiami discrezione...
G> Beh sì, Mel, mi piace!
M> E basta?
G> Mi sono innamorato... Se ti dico così sei più contento?
M> Lo immaginavo! Ma sai bene che quando lasceremo l'Accademia di Maturazione la potrai vedere solo di rado. Le tue mansioni di trasportatore ti impediranno di passare anche solo un minuto con lei!
G> Lo so... Come sono triste... Ma forse...
M> Forse niente! Lo sai che basta poco per essere licenziati! Mi hanno raccontato che un nostro cugino una volta è passato da Centro Ispezioni di Spleenville con la giacca sbottonata... Non lo sai che è sparito dalla circolazione?
G> Non ci voglio pensare! Beviamoci in pace la nostra birra!
M> Ma dimmi... Mi vedi più colorito di ieri? Un po' più rosso? Mi sto allenando duramente!
G> Ma è possibile non parlare di lavoro?
M> Sì, ma prima dimmi se ho preso un po' di colore!
G> Sì, sì! E ora fammi bere la mia birra in pace!
Fine della puntata
moody83
domenica, 14 gennaio 2007, ore 20:05
Oggi è stata un'altra giornata mortalmente noiosa. Mi sono svegliato verso le 10.30, perchè ieri sera sono andato a dormire un po' tardi. Ancora prima di mettere piede per terra mi sentivo affaticato a causa di un sogno un po' stressante. Poi ha cominciato a suonare la sveglia, con non so quale forza sono riuscito a ridurla al silenzio. Ho visto l'orario, ho passato una mano fra i capelli e mi sono detto "Nemmeno questa mattina riuscirò a studiare. Brutto inizio! Ho fatto colazione, ho ripulito la cucina dalle posate e dei piatti rimasti dal giorno prima; mi sono trascinato da una stanza all'altra fino al momento di cucinare per il pranzo.
Al pomeriggio, dopo un caffè-placebo per sentirmi più sveglio, mi sono costretto a studiare. Malattie infettive. Una fatica indescrivibile, sono stato tutto il tempo a combattere con le fonti di distrazione che mi circondano: computer, frigorifero, televisione e libro di Simenon. Senza contare le distrazioni che mi vengono dalla mia stessa mente: pensieri che prendono il sopravvento e che riesco ad accantonare dopo tempi quantificabili in quarti d'ora. Mi sento stanchissimo, ma senza sintomi di fatica fisica. Solo mentale.
Qualcuno potrà pensare che forse mi sto facendo ossessionare da questa storia dello studio, ma posso assicurare che non è così. Il vero problema è che la sensazione di perdere tempo, in un corso di studi lungo come il mio, mi infastidisce molto. Mi mancano poco più di due anni per poter pensare alla laurea e ne sono già trascorsi quattro. Non ce la faccio più a fare lo studente a tempo pieno!
Non si può andare avanti così. Non si può studiare in queste condizioni. Nè so come risolvere la situazione. In questi ultimi due giorni ho provato a divertirmi un po', ho incontrato gli amici e ieri sera sono andato ad un compleanno, ma non ne ho tratto grande beneficio.
Oggi, come spesso mi accade, ci sono stati momenti in cui sentivo forte il bisogno di fare una telefonata o vedere qualcuno, un po' come i malati di solitudine. Ma solo non sono, a casa con me c'è mio fratello e il telefono lo ho sotto mano; ieri sono uscito di casa e sono andato in giro per negozi e il giorno prima ho fatto lo stesso. Di solito poi fare telefonate mi aiuta poco, sento il bisogno di farle ma quando poi chiudo la conversazione realizzo che mi sento come prima; ho provato con cugini, cugine, nonni, amici... invano!
Le provo tutte per cercare un po' di svago, ma non basta mai. C'è qualcosa che manca! Questa situazione mi mette un nervoso...! Soprattutto mi innervosisce non poterla risolvere in tempi rapidi.
Forse domani andrà meglio. Di solito funziona così, per me: dopo una giornata pesante quella dopo è migliore. Lo so per esperienza e perchè in fondo non riesco ad essere anche pessimista fino in fondo.
Ma il mio 14 Gennaio ancora non è finito: devo pensare a cosa preparare per cena. Mio fratello ha avuto la "brillante" idea di invitare la sua ragazzina (sono piccini, in fondo) nonostante sapesse che non ho fatto la spesa. Ora, cosa devo preparare? Un menù di basso profilo: pasta al sugo e frittatina. Si dovranno accontentare! Per chi si chiedesse "Ma non possono preparare loro?" rispondo: lui è negato per la cucina, non ci mette impegno e non ha nemmeno esperienza (sa fare solo la pasta al tonno, scotta), lei non mette le mani nemmeno per sbaglio.
Chiudo per oggi.
Bye
moody83
venerdì, 12 gennaio 2007, ore 14:19
Oggi voglio parlare di un argomento di interesse comune: le fobie.
Di che stiamo parlando? La fobia è definibile come una forte avversione verso qualcosa, come animali, oggetti o situazioni "ambientali"; per una definizione più calzante bisogna rivolgersi ad uno psicologo. Tale avversione è talmente forte che provoca uno stato di malessere e tutta una serie di manifestazioni parafisiologiche del nostro organismo (sudorazione, palpitazioni, respirazione accelerata...).
Che spiegazione hanno le fobie? Perchè esistono? Secondo la scienza l'origine delle fobie è da ricercare nel passato remoto della nostra specie, quando eravamo solo fragili animali di piccole dimensioni (in relazione ai nostri predatori), senza denti affilati, senza artigli affilati, senza una qualsiasi arma di difesa. La prontezza di riflessi era tutto a quei tempi, un secondo in più o in meno segnava il confine tra la vita e la morte. La paura, manifestazione tipica di una fobia, è stata per lungo tempo l'arma di difesa più potente proprio perchè permette di reagire più velocemente ad un pericolo; essa ha permesso ai più sensibili di proliferare mentre i meno sensibili hanno finito in un modo o nell'altro per diventare spuntini per leoni. La nostra è una specie MOLTO sensibile alla paura, nonostante al giorno d'oggi i pericoli siano cambiati rispetto al passato, infatti se abbiamo un leone di fronte e siamo stati tanto previdenti da portare con noi un fucile una pallottola risolve la situazione; d'altra parte la paura non ci basta più per evitare di schiantarsi sul più vicino platano con la nostra nuova spider... ma qui sto divagando.
Come nasce una fobia? Sempre secondo i dati in mio possesso una fobia può avere almeno due origini. Alcuni sostengono che fobie come quelle dei serpenti o dei ragni siano "scritte" nel nostro DNA, pare che un tempo soprattutto la paura dei serpenti era molto utile per salvarsi la pellaccia, quindi tale paura ci appartiene così come le nostre due gambe o qualsiasi altro carattere fisico. E' indubitabile d'altra parte che alcune fobie possano nascere da esperienze spiacevoli e in tal caso si tratta di caratteri acquisiti.
Vi faccio grazia della descrizione dei meccanismi cerebrali alla base di queste fobie. Ma sono informato anche su questi.
I più smaliziati tra i lettori cominceranno a farsi ora una domanda: "Perchè moody ci racconta tutte queste cose?"
Il motivo è che anche io ho una fobia tutta mia. Provo profonda avversione per gli insetti volanti. Ma non tutti. Le mosche, le zanzare e altri insetti di piccola taglia mi preoccupano poco, ma mi fanno schifo. Vespe e calabroni mi impensieriscono decisamente! Non ho bisogno di vederli, li sento a distanza; mi basta sentire il ronzio di uno di questi animali che nel giro di un paio di istanti mi butto a terra, quasi come se dovesse esplodermi una granata sulla testa (un'altra cosa di cui ho discreta paura... e non me ne vergogno troppo!). Ma non è finita qui, perchè la stessa reazione la posso avere se sento un ronzio "simile" a quello che mi manda in allarme; lo definirei onomatopeicamente (si può dire?) "vvvrrrrrrrrrrrr" (ben diverso dal "vvvviiiiii" della zanzara e dal "vvvvvvvvvvv" delle mosche), quindi mi succede di andare in allerta (n.b. non in allarme) per insetti decisamente innocui come cimici o per il passaggio in lontananza di una Ducati Monster.
Racconterò ora quello che mi è successo la sera di 2 giorni fa.
Ore 19.30 circa. Sono in camera mia a studiare quando sento il famoso "vvvrrrrrrrrrrrr". Balzo dalla sedia e mi sposto dal lato opposto della stanza. Mentre faccio questa manovra provo anche ad identificare che insetto può fare tale rumore: vespa o calabrone non è di certo, fa troppo freddo, si tratta di una cimice! Accendo dunque la luce che illumina tutta la stanza e decido di provare a vedere dov'è questo insetto; obiettivo: eliminazione del ripugnante (per me) problema e vendetta per lo spavento. Non trovo niente, decido di non poter più continuare a studiare e mi ritiro in cucina per elaborare un piano. Alla fine mi rendo conto che non posso rivoltare tutta la stanza, inoltre è buio; scelgo dunque una strategia attendista, decido di andare a dormire lo stesso anche se in compagnia della cimice e compiere la vendetta con il favore del giorno. Tanto so che le cimici si muovono poco e con il buio ancora meno.
Ore 21.30. Tanto elaborata strategia fallisce quando vado a dormire e mi metto a scrivere un commento per uno dei blog che seguo; la cimice si muove, ne sento il rumore ("vvvrrrrrrrrrrr") e applico la mia solita difesa: manovra evasiva verso l'altro angolo della stanza. Realizzo in quel momento che il problema va risolto subito, ma sento di non poterlo fare da solo. Chiamo dunque mio padre, che armato di ciabatta borbottando mi raggiunge.
A questo punto accade qualcosa di inaspettato. Una cosa che ancora non riesco a capire. Nonostante l'insetto mi provochi una sensazione di ripugnanza difficilmente descrivibile un pensiero mi attraversa la mente: "Povera cimice...". Non ero in me, l'altra sera, è evidente! Decido di graziare la cimice, blocco l'esecuzione e la ciabatta. Prendo un bicchierino che di solito uso per innaffiare le mie piantine grasse e un foglio di carta, li uso per intrappolare la cimice e per depositarla fuori dalla finestra VIVA. Alla fine dell'eroica impresa ho strofinato con cura le mie mani sotto il rubinetto con tanto sapone.
Ora bisogna tirare le somme. Questo episodio mi ha fatto riflettere su un particolare. Ho superato la mia fobia per graziare una misera cimice, ma soprattutto l'ho fatto solo quando mio padre è arrivato. Da solo non avrei saputo che fare, ma in compagnia ho superato brillantemente il momento di difficoltà: ho praticamente preso in mano la cimice, significherà qualcosa! In compagnia è più facile superare le difficoltà, a quanto pare. L'effetto-branco funziona, evidentemente.
Inoltre devo dire che tale fobia mi accompagna da quando sono piccolo, credo sia legata ad un brutto litigio con una vespa, ma non mi ricordo il momento preciso in cui è comparsa. Ormai perdo il controllo solo in quei casi in cui non sono preparato al confronto e l'esempio può essere quello della cimice: stavo studiando e il ronzio mi ha preso del tutto alla sprovvista. Se però mi sento padrone della situazione riesco a controllare la paura: pochi mesi fa un mio amico mi ha invitato ad aiutarlo a fare la vendemmia, tra i tralci d'uva era frequente trovare vespe e mi è passato vicino anche qualche calabrone, in quel caso non ho ceduto allo spavento e sono riuscito a lavorare anche con alcune vespe vicino senza grossi problemi.
I miei lettori hanno qualcosa da dire in proposito? E' una fobia vera la mia? La mia capacità di controllare le emozioni è segno di progressivo affrancamento dalla fobia? Significa qualcosa riuscire ad anche solo pensare di "graziare" un insetto? Li detesto così tanto...
Infine, i miei lettori vogliono partecipare con il racconto di esperienze personali? Mi sembra un argomento interessante, tutto sommato! Non credo di essere l'unico a nutrire fobie.
Tempestatemi di pareri!
Bye
P.S. Un'altra domanda mi sta martellando la volta cranica: non sarà che questa storia di salvare vite mi sta prendendo la mano? Mah...
moody83